ISLAMABAD - Il Pakistan si prepara a diventare il baricentro della diplomazia mondiale. La delegazione dell’Iran è attesa per stasera a Islamabad per dare il via ai negoziati diretti con gli Stati Uniti, previsti per sabato.

L’annuncio è arrivato dall’ambasciatore iraniano Reza Amiri Moghadam, che ha confermato l’accettazione dell’invito del primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, precisando che i colloqui saranno “seri e basati sulla proposta in 10 punti” presentata da Teheran. 

La sede designata per questo storico incontro dovrebbe essere il Serena Hotel, che già da ore è sotto stretto controllo delle forze di sicurezza. Le autorità pakistane hanno trasformato la capitale in una fortezza, chiudendo completamente al traffico ordinario la cosiddetta zona rossa, che comprende il complesso governativo e le aree limitrofe.  

Per facilitare la gestione dell’ordine pubblico sono stati dichiarati due giorni di festività nazionale, il 9 e il 10 aprile, garantendo comunque il funzionamento dei servizi essenziali. Secondo quanto riferito dalle emittenti di Stato iraniane, gli incontri si svolgeranno in formato diretto e potrebbero protrarsi per diversi giorni. 

Nonostante i preparativi, il clima resta teso a causa dei recenti attacchi israeliani in Libano, definiti dal viceministro degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh come una “grave violazione” dello spirito della tregua.

“Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca – ha tuonato Khatibzadeh alla Bbc –. Non si può accettare un cessate il fuoco citando specificamente il Libano e poi lasciare che il proprio alleato inizi un massacro”. 

Sulla stessa linea il Regno Unito: il ministro degli Esteri Yvette Cooper ha espresso profonda preoccupazione per le conseguenze umanitarie degli attacchi israeliani, auspicando che la tregua tra Washington e Teheran venga estesa ufficialmente anche al territorio libanese per fermare lo sfollamento di massa. 

In questo scenario si inserisce un importante segnale di distensione regionale: il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha sentito l’omologo saudita Faisal bin Farhan. Si tratta del primo contatto ufficiale tra i due Paesi da quando Teheran ha lanciato attacchi verso i vicini del Golfo in risposta ai raid israelo-statunitensi. Al centro della telefonata, la necessità di frenare l’escalation e contribuire alla stabilità, proprio all’indomani dell’annuncio di Trump sulla tregua di due settimane.