WASHINGTON – “Le guerre, a differenza dei dazi, non possono essere attivate e sospese a piacimento per sostenere i mercati in caduta libera”. Con questa analisi tagliente, la Cnn commenta la clamorosa svolta di Donald Trump, che ha concesso una tregua di cinque giorni ai raid contro gli impianti energetici iraniani.
Mentre il tycoon parla di “colloqui produttivi” su un piano in 15 punti, Teheran nega ogni dialogo diretto, lasciando il mondo a chiedersi se siamo vicini a una svolta o a un vicolo cieco.
Per Trump potrebbe profilarsi la cosiddetta opzione “Taco” (Trump Always Chickens Out, ovvero Trump si tira sempre indietro), acronimo coniato durante le guerre commerciali, per descrivere la sua tendenza a ritirarsi all’ultimo momento. Dichiarare una “vittoria” virtuale sarebbe per lui il modo di uscire da un conflitto che rischia di trasformarsi in una di quelle forever wars che aveva promesso di abolire.
Tuttavia, questa mossa presenta ostacoli enormi, poiché un ritiro prematuro lascerebbe le monarchie del Golfo alla mercé di un Iran ferito e furibondo. Inoltre, chiudere le ostilità senza aver preso il controllo delle riserve di uranio arricchito vanificherebbe la giustificazione stessa dell’attacco lanciato il 28 febbraio insieme a Israele.
Molti osservatori restano scettici sulla reale imminenza di una pace. I cinici leggono la tregua come una manovra finanziaria: l’annuncio è arrivato a pochi minuti dalla riapertura dei mercati lunedì, riuscendo a frenare temporaneamente la corsa del prezzo del petrolio.
Non sarebbe una sorpresa se i bombardamenti riprendessero allo scadere dei cinque giorni, magari a mercati chiusi, confermando la natura erratica e imprevedibile del modus operandi di Trump.
Esiste anche una ragione puramente militare dietro la pausa: Washington sta aspettando l’arrivo dei rinforzi necessari per operazioni di terra su vasta scala. L’obiettivo potrebbe essere l’occupazione dell’isola di Kharg o di territori costieri strategici lungo lo Stretto di Hormuz.
La Cnn sottolinea come la leadership iraniana potrebbe interpretare le marce indietro di Trump come la prova che il blocco di Hormuz sta funzionando, colpendo l’economia statunitense dove fa più male. Sebbene l’eliminazione dei vertici iraniani possa aver causato fratture interne non ancora evidenti, pubblicamente il regime non mostra segni di disintegrazione. Nonostante i danni subiti, la forza di Teheran non appare in ginocchio, rendendo poco chiaro perché dovrebbe cedere la sua arma principale (il controllo dello Stretto) senza ottenere nulla in cambio.