WASHIGNTON - Il mondo respira, ma solo a metà. Mentre entra in vigore la fragile tregua di due settimane tra Washington e Teheran, il conflitto continua a bruciare in Libano, dove l'Idf (Forze di difesa israeliane) ha lanciato su Beirut il più vasto attacco contro Hezbollah dall'inizio delle ostilità. Un paradosso bellico che accompagna l'annuncio di Donald Trump: la sospensione dei raid contro l'Iran in cambio dell'apertura immediata e sicura dello Stretto di Hormuz. 

Il presidente Usa ha accettato la proposta del premier pakistano Shehbaz Sharif, convinto che gli obiettivi militari siano stati superati e che la proposta in 10 punti ricevuta dall'Iran sia una "base praticabile" per una pace a lungo termine. Dal canto suo, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha confermato su X che le forze armate interromperanno le operazioni difensive, garantendo il passaggio sicuro delle petroliere attraverso Hormuz, pur nel rispetto dei "limiti tecnici". Nonostante Sharif abbia parlato di un cessate il fuoco esteso "ovunque, Libano compreso", i raid su Beirut confermano quanto la situazione resti incerta. 

Da Budapest, il vicepresidente JD Vance ha definito la tregua "fragile", inviando un messaggio inequivocabile a Teheran: "Il presidente è impaziente di fare progressi. Se gli iraniani mentono o barano, scopriranno che Trump non è uno che si fa scherzare. Abbiamo leve militari, diplomatiche ed economiche straordinarie: non saranno contenti se proveranno a ostacolare questo accordo". 

La notizia dell'intesa ha, però, innescato un'ondata di ottimismo nelle piazze finanziarie, sollevate dalla fine dell'incubo energetico. 

In Europa, Francoforte guida i rialzi con un +4,68%, seguita da Parigi al +4,52% e Milano al +3,90%. Wall Street ha aperto in rally con il Nasdaq a +3,34%, spinto dai titoli legati all’intelligenza artificiale come Nvidia, Tesla e AMD che segnano balzi tra il 4% e il 10%. 

Le compagnie aeree come Delta registrano un +12% grazie alle prospettive di carburante a prezzi ridotti. Il crollo del prezzo del greggio, favorito anche dall’opposizione dei paesi del Golfo ai pedaggi iraniani nello Stretto, ha allontanato lo spettro di un’inflazione fuori controllo, sostenendo così i titoli di Stato.