GERUSALEMME - Israele ha confermato il proprio sostegno alla tregua di due settimane proposta dagli Stati Uniti nel confronto con l’Iran, ma ha chiarito che l’intesa non riguarda il Libano.

La precisazione proviene dall’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu e definisce i limiti operativi dell’accordo, lasciando aperto un secondo fronte nel conflitto regionale.

Secondo quanto indicato da Gerusalemme, la sospensione delle operazioni contro Teheran è subordinata a condizioni precise: la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz e la cessazione degli attacchi contro Israele, Stati Uniti e altri Paesi dell’area. In questo quadro, Israele sostiene l’iniziativa americana come strumento per ridurre la tensione e creare uno spazio negoziale.

Washington ha annunciato la pausa militare con l’obiettivo di favorire un avvio di trattative dirette. Teheran ha confermato che colloqui con gli Stati Uniti sono previsti a breve a Islamabad, con la mediazione del Pakistan. L’intesa rappresenta un tentativo di contenere un’escalation che nelle ultime settimane ha coinvolto più attori regionali.

Tuttavia, il Libano resta escluso dal cessate il fuoco. La posizione israeliana contraddice in parte le indicazioni emerse nelle fasi iniziali della mediazione, secondo cui l’accordo avrebbe incluso anche la sospensione delle operazioni contro Hezbollah. La distinzione segna una linea netta: pausa sul fronte iraniano, continuità delle operazioni a nord.

Il conflitto in Libano si è intensificato dopo il lancio di razzi da parte di Hezbollah in risposta agli attacchi contro l’Iran. L’offensiva israeliana ha provocato oltre 1.500 morti e lo sfollamento di circa 1,2 milioni di persone. La dinamica ha ampliato il perimetro dello scontro, trasformando una crisi bilaterale in un confronto su più livelli.

Israele ha ribadito che l’obiettivo resta quello di neutralizzare le capacità militari considerate una minaccia, inclusi programmi nucleari e missilistici. Gli Stati Uniti, secondo fonti ufficiali, hanno confermato l’impegno a sostenere queste priorità nel corso delle prossime negoziazioni.

La scelta di escludere il Libano dalla tregua evidenzia una strategia selettiva: ridurre la pressione su un fronte per gestire meglio gli altri. Resta però il rischio che la prosecuzione delle operazioni contro Hezbollah mantenga elevata la tensione complessiva.

Il cessate il fuoco appare quindi come una pausa parziale, più che un vero congelamento del conflitto. La sua efficacia dipenderà dalla capacità delle parti di trasformare queste due settimane in un percorso negoziale concreto, evitando che le ostilità riprendano con maggiore intensità.