DAVOS - In un discorso dai toni durissimi al World Economic Forum, Volodymyr Zelensky ha tracciato il bilancio del suo faccia a faccia con Donald Trump, durato circa un’ora. Se da un lato emerge una schiarita sulle garanzie di sicurezza post-belliche, dall’altro il leader ucraino ha lanciato un atto d’accusa contro l’immobilismo europeo, paragonando la situazione dell’Ucraina al film Il giorno della marmotta.
Zelensky ha confermato ai giornalisti di aver raggiunto un’intesa di massima con il presidente Usa sulle garanzie di sicurezza per il futuro del Paese, definendo l’incontro “produttivo e significativo”. Trump, dal canto suo, ha ribadito che “la guerra deve finire” per fermare il “bagno di sangue”, pur evitando di rispondere a domande dirette su un accordo formale.
Il leader ucraino ha ringraziato Washington per l’ultimo pacchetto di missili e ha chiesto un ulteriore invio di sistemi di difesa per proteggere i cieli. Resta ancora aperto il nodo dei territori dell’Est. Zelensky ha ammesso che la sovranità su quelle aree rimane il punto più critico del negoziato.
La diplomazia si sposta ora negli Emirati Arabi Uniti. Zelensky ha annunciato che il primo incontro trilaterale tra Stati Uniti, Russia e Ucraina si terrà domani e dopodomani ad Abu Dhabi. “Spero che gli Emirati ne siano a conoscenza. A volte riceviamo delle sorprese dalla parte statunitense”, ha commentato con una punta di sarcasmo, riferendosi alla velocità con cui l’amministrazione Trump sta conducendo le trattative.
Secondo fonti di Axios, la delegazione Usa sarà composta dagli inviati speciali Steve Witkoff e Jared Kushner. Quella ucraina da Kyrylo Budanov (intelligence), Rustem Umerov (Sicurezza) e il diplomatico Sergiy Kyslytsya; mentre quella russa da Kirill Dmitriev (negoziatore di Putin) e i vertici del Gru (il servizio di intelligence dell’esercito).
Il discorso di Zelensky sul palco di Davos è stato un duro richiamo alla responsabilità per l’Ue. Il presidente ha accusato Bruxelles di mancare di volontà politica, citando il blocco dei fondi russi congelati e l’assenza di progressi sul tribunale per i crimini di guerra.
Zelensky ha deriso l’atteggiamento dei leader europei, definendoli “persi di fronte a Trump” e “in modalità Groenlandia”, ovvero in attesa che gli Stati Uniti si calmino o agiscano al posto loro. “Nessuno ha aiutato il popolo bielorusso nel 2020 e ora i missili russi Oreshnik sono schierati lì, a portata di ogni capitale europea. Non sono una decorazione, agite ora”, ha tuonato.
Mentre Zelensky parlava, il presidente francese Emmanuel Macron ha confermato un’azione di forza: la Marina francese ha abbordato e dirottato una petroliera russa della “flotta fantasma” nel Mediterraneo. “Non tollereremo violazioni. Quel petrolio finanzia l’aggressione contro l’Ucraina”, ha scritto Macron su X, sottolineando che l’operazione è avvenuta nel rispetto del diritto marittimo internazionale.
Mentre Trump faceva ritorno a Washington, il suo inviato Steve Witkoff si è detto fiducioso: “Siamo ridotti a un’unica questione tra Kiev e Mosca, è risolvibile”. Da Mosca, il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, ha preferito non commentare le dichiarazioni ottimistiche in attesa dell’arrivo di Witkoff e Kushner al Cremlino, previsto per questa sera tra le 17:00 e le 18:00 (ora italiana).