BOLZANO - I finanzieri del comando provinciale di Bolzano stanno dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 14 persone, che si aggiungono alle 9 già arrestate nel maggio 2024, portando a 23 il numero complessivo degli indagati. I reati contestati sono associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale, al riciclaggio e all’autoriciclaggio. 

Contestualmente è in corso l’esecuzione di un provvedimento di sequestro preventivo di denaro e disponibilità finanziarie, in Italia e all’estero, per un valore complessivo superiore ai 19 milioni di euro. 

L’operazione rappresenta lo sviluppo di un’indagine avviata nel 2023 dalla compagnia della Guardia di finanza di Merano, sotto il coordinamento della procura della Repubblica di Bolzano, sulle cosiddette “truffe dell’asfalto”. Le indagini hanno ricostruito un sistema fraudolento basato sull’offerta di lavori di asfaltatura a prezzi particolarmente vantaggiosi per aree private. Attirate dai costi contenuti, le vittime autorizzavano gli interventi, spesso pagando anticipatamente. 

Dopo l’incasso del denaro, venivano inviati operai che in poche ore realizzavano i lavori utilizzando però asfalto di qualità scadente, destinato a deteriorarsi rapidamente. Nel giro di pochi giorni, i soggetti che avevano proposto gli interventi diventavano irreperibili, mentre le ditte formalmente incaricate risultavano essere società “fantasma”. 

L’organizzazione si avvaleva infatti di una rete di imprese individuali intestate a prestanome con sedi in diverse province italiane utilizzate per stipulare contratti, emettere fatture, incassare pagamenti e gestire operai e mezzi, con l’obiettivo di schermare i reali promotori del sodalizio. La presenza di “teste di legno”, spesso nullatenenti, consentiva anche di eludere il versamento delle imposte dovute. 

Dopo i primi arresti della primavera 2024, l’inchiesta si è estesa a livello internazionale, facendo emergere un articolato sistema di riciclaggio dei proventi illeciti. I fondi venivano trasferiti su conti correnti in Polonia, nel Regno Unito e in altri Paesi europei, per poi essere ulteriormente movimentati all’estero.  

L’analisi dei flussi finanziari, svolta in collaborazione con le autorità giudiziarie e di polizia straniere, ha permesso di quantificare i profitti complessivi e individuare nuovi soggetti incaricati della gestione del riciclaggio.