WASHINGTON - Il presidente Donald Trump ha assistito personalmente a un’udienza della Corte Suprema degli Stati Uniti dedicata alla controversa direttiva con cui la sua amministrazione intende limitare il diritto alla cittadinanza per nascita.

È la prima volta che un presidente in carica partecipa a una discussione orale davanti alla Corte Suprema, seduto tra il pubblico mentre i giudici esaminavano la legittimità del provvedimento.

Al centro del caso c’è un ordine esecutivo che impone alle agenzie federali di non riconoscere la cittadinanza ai bambini nati negli Stati Uniti se nessuno dei genitori è cittadino o residente permanente. Una misura che era stata bloccata da un tribunale federale, decisione ora impugnata dall’amministrazione.

Il nodo giuridico riguarda l’interpretazione del 14° emendamento della Costituzione, che stabilisce che “tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti, e soggette alla loro giurisdizione, sono cittadini”. Tradizionalmente, questa norma è stata letta come garanzia dello ius soli, con eccezioni limitate ai figli di diplomatici stranieri o di forze nemiche in occupazione.

Durante l’udienza, diversi giudici hanno espresso dubbi sulla posizione del governo. Il presidente della Corte John Roberts, di orientamento conservatore, ha definito “forzata” l’interpretazione proposta dall’amministrazione, osservando che esempi storici molto circoscritti non possono essere estesi a un’intera categoria come gli immigrati irregolari.

Anche la giudice Sonia Sotomayor ha richiamato i dibattiti storici che accompagnarono l’adozione del 14° emendamento e del Civil Rights Act del 1866, sostenendo che il Congresso dell’epoca aveva chiaramente inteso garantire la cittadinanza a chiunque nascesse sul suolo americano.

Il rappresentante legale del governo ha ribadito invece che la clausola “soggette alla giurisdizione” implica un legame di lealtà verso gli Stati Uniti, che non includerebbe chi si trova nel Paese in modo temporaneo o irregolare.

Secondo la Casa Bianca, l’attuale interpretazione dello ius soli favorirebbe l’immigrazione irregolare e fenomeni come il cosiddetto “turismo della nascita”, tramite il quale cittadini stranieri entrano negli Stati Uniti per far nascere i figli e poi ottenere la cittadinanza quali genitori.

La decisione della Corte Suprema è attesa entro la fine di giugno e potrebbe avere conseguenze rilevanti sul sistema migratorio statunitense.

Al di là dell’esito, il caso segna un passaggio delicato nel rapporto tra potere esecutivo e principi costituzionali, con implicazioni che vanno oltre il tema specifico della cittadinanza.