WASHINGTON - È arrivata nel fine settimana l’ennesima bordata di Donald Trump, che ha annunciato l’imposizione di dazi al 10% contro Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Finlandia e Gran Bretagna, ovvero i Paesi che hanno osato inviare dei contingenti sull’isola. Dazi che rimarranno in vigore fino al momento in cui “non verrà raggiunto un accordo per l’acquisto completo e totale della Groenlandia”.
L’Italia non è tra i Paesi nel mirino: benché il governo sia tra i firmatari della dichiarazione emessa a sostegno della sovranità danese, la premier Giorgia Meloni ha chiarito da Tokyo che Roma si sarebbe mossa solo in ambito Nato.
Intanto, per la giornata di oggi è prevista una riunione di emergenza degli ambasciatori dei 27 Paesi dell’Unione europea, per decidere una linea comune rispetto alla nuova sfida lanciata dalla Casa Bianca, che ha affondato il colpo minacciando che dal 1° giugno 2026 i dazi agli otto Paesi europei saliranno al 25%, se non si troverà un accordo. “Hanno messo in gioco un livello di rischio che non è sostenibile”, ha tuonato Trump, provocando un’immediata reazione dei vertici Ue: “I dazi doganali comprometterebbero le relazioni transatlantiche e rischierebbero di innescare una pericolosa spirale discendente”, hanno avvertito in una nota congiunta Antonio Costa e Ursula von der Leyen, assicurando che “l’Europa resterà unita, coordinata e determinata nel difendere la propria sovranità”.
Forte l’irritazione soprattutto dei Paesi colpiti. “Le minacce sono inaccettabili”, ha dichiarato il francese Emmanuel Macron, assicurando una “risposta unitaria e coordinata”, così come la Germania che, “in stretto contatto con i partner europei”, ha annunciato “risposte adeguate al momento opportuno”. Da Londra, il primo ministro Keir Starmer ha parlato di una misura “completamente sbagliata”, mentre la Danimarca ha riferito di aver accolto con “sorpresa” l’annuncio di Trump, spiegando che “lo scopo della maggiore presenza militare in Groenlandia, a cui fa riferimento il presidente, è proprio quello di migliorare la sicurezza nell’Artico”, tanto invocata dall’amministrazione americana.
E mentre l’Alleanza Atlantica cerca di trovare la quadra a una situazione particolarmente complessa, in Danimarca e in Groenlandia migliaia di persone sono scese in piazza contro la politica americana allo slogan Make America Go Away, rivisitazione del Make America Great Again diventato il marchio Maga. Tra i manifestanti anche il primo ministro del territorio autonomo, Jens-Frederik Nielsen.
Le manifestazioni hanno “l’obiettivo di inviare un segnale chiaro e unificato di rispetto per la democrazia e i diritti umani fondamentali”, ha spiegato l’associazione Uagut, che riunisce i groenlandesi in Danimarca. Nelle stesse ore, a Copenaghen si è tenuta la visita di una delegazione di legislatori statunitensi, che ha incontrato i principali politici e imprenditori danesi e groenlandesi per mostrare solidarietà alle istanze danesi ed europee.
Il senatore democratico Chris Coons ha insistito sul fatto che “non vi è alcuna minaccia” alla sicurezza che giustifichi la posizione dell’amministrazione Trump. “Ci sono ragioni legittime per esplorare modi per investire meglio nella sicurezza artica in generale, sia nell’Artico americano che nei nostri partner e alleati della Nato”, ha detto Coons, sposando la visione degli alleati europei.