WASHINGTON - Un attacco senza precedenti segna una rottura profonda tra l’amministrazione statunitense e la Santa Sede. In tarda serata, con un lungo post su Truth scritto a bordo dell’Air Force One, il presidente Donald Trump ha scagliato parole “di fuoco” contro Papa Leone XIV (Robert Francis Prevost), definendolo un leader “terribile”, “debole sulla criminalità” e “pessimo in politica estera”.
L’affondo arriva come risposta alle crescenti critiche del pontefice — il primo statunitense nella storia della Chiesa — nei confronti del conflitto in Iran e delle rigide politiche migratorie della Casa Bianca.
Trump ha lanciato una provocazione diretta sulle origini della nomina di Prevost, sostenendo che l’elezione sia avvenuta esclusivamente in funzione della propria presidenza: “Leone dovrebbe essermi grato perché la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante. Non figurava in nessuna lista dei papabili ed è stato scelto solo perché statunitense, ritenendo che fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”.
Il tycoon ha inoltre accusato il Papa di assecondare la “sinistra radicale” e di incontrare esponenti legati all’area Obama, come David Axelrod. Trump ha poi espresso la sua preferenza per il fratello del pontefice, Louis, definendolo un “vero MAGA”, e ha criticato il Papa per non aver difeso i cristiani durante le restrizioni del Covid, concentrandosi invece nel condannare le operazioni militari Usa in Venezuela e Iran.
La risposta di Leone XIV non si è fatta attendere ed è arrivata durante il volo che lo portava a Tunisi e Algeri, per l’inizio di un viaggio di dieci giorni in Africa. “Io non ho paura dell’amministrazione Trump”, ha dichiarato il pontefice ai giornalisti a bordo. “Parlo del Vangelo e continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra. Non ho intenzione di entrare in un dibattito con lui: le persone che leggono i suoi messaggi possono trarre le proprie conclusioni”.
Inoltre, il Papa ha ribadito che il suo ruolo non è politico, ma spirituale, incentrato sulla costruzione della pace e della giustizia. Giunto in Algeria, nel suo primo discorso al Monumento dei Martiri, ha lanciato un nuovo appello: “Dio desidera per ogni nazione la pace. Non si può aggiungere risentimento a risentimento di generazione in generazione; la violenza non avrà mai l’ultima parola”.
Il conflitto tra i due leader affonda le radici in divergenze dottrinali e politiche profonde. Sul tema dell’immigrazione, il Papa ha messo in dubbio la coerenza tra le politiche migratorie di Trump e l’insegnamento pro-vita della Chiesa, affermando che chi si dice contro l’aborto ma approva il trattamento disumano dei migranti potrebbe non essere davvero pro-vita; Trump ha replicato definendo il pontefice molto liberale e incapace di fermare il crimine.
Per quanto riguarda il nucleare e la guerra, mentre il Papa ha descritto come atroce il conflitto in corso e totalmente inaccettabile la minaccia di distruggere la civiltà iraniana, Trump lo ha accusato di essere pericolosamente debole sul tema del disarmo, sostenendo che sia disposto ad accettare un Iran nuclearizzato.
La Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti ha espresso profondo sconforto per le parole del presidente. L’arcivescovo Paul S. Coakley ha rilasciato una nota ufficiale per difendere l’autonomia del Santo Padre: “Papa Leone non è un rivale, né un politico. È il Vicario di Cristo che parla dalla verità del Vangelo per la cura delle anime. Sono affranto per l’uso di parole così denigratorie”.