WASHINGTON - Donald Trump torna all’attacco degli alleati e punta il dito anche contro l’Australia, accusata di non aver fatto abbastanza per sostenere gli Stati Uniti nel conflitto con l’Iran e nella gestione della sicurezza nello Stretto di Hormuz.
“Australia non è stata all’altezza. Sono rimasto un po’ sorpreso”, ha detto il presidente durante una lunga riunione di governo a Washington, inserendo Canberra tra i Paesi che hanno rifiutato di inviare navi o truppe nella regione.
L’Australia, come altri partner, ha scelto una linea più prudente, limitandosi a firmare una dichiarazione congiunta per contribuire alla sicurezza delle rotte marittime. Il ministro della Difesa Richard Marles ha parlato di “discussioni ancora in corso” sui possibili passi successivi, senza impegni operativi immediati.
Trump ha però rilanciato con un avvertimento neppure troppo velato: “Non dimenticherò mai chi ci ha aiutato e chi no”. Parole che segnano un ulteriore irrigidimento nei rapporti con diversi alleati, già criticati nei giorni scorsi per il mancato coinvolgimento diretto.
Nel mirino anche il Regno Unito. Trump ha ironizzato sull’offerta di portaerei arrivata, a suo dire, “quando la guerra era già finita”, definendo i mezzi britannici “giocattoli rispetto ai nostri”.
Sul fronte diplomatico, il presidente continua a sostenere che un accordo con Teheran sia vicino, pur alternando aperture e minacce. Ha annunciato di aver rinviato di dieci giorni, fino al 6 aprile, un possibile attacco alle infrastrutture energetiche iraniane per lasciare spazio ai negoziati.
“Le trattative stanno andando molto bene”, ha scritto su Truth Social, nonostante da Teheran arrivino segnali opposti. Un alto funzionario iraniano ha definito la proposta americana “sbilanciata e ingiusta”, pur senza chiudere del tutto alla diplomazia.
Secondo Washington, un piano in 15 punti sarebbe stato trasmesso attraverso il Pakistan, ma restano incerti contenuti e reali margini di trattativa. Anche l’idea, evocata da Trump, di una fornitura di petrolio iraniano come gesto di apertura non è stata confermata.
Intanto il conflitto prosegue senza tregua. L’Iran continua a colpire Israele e basi statunitensi nella regione, mentre lo Stretto di Hormuz resta di fatto bloccato, con pesanti ricadute sui mercati energetici globali.
In questo contesto, le parole del presidente americano aumentano la pressione sugli alleati, chiamati a scegliere tra prudenza e allineamento a una strategia sempre più aggressiva.