WASHINGTON - Donald Trump difende il suo consigliere per la sicurezza nazionale Michael Waltz, dopo la condivisione per errore della chat del Pentagono sui piani anti houthi con un giornalista, il direttore di The Atlantic, Jeffrey Goldberg. 

“Michael Waltz ha imparato la lezione ed è un brav’uomo”, ha detto in un’intervista con NBC News, sostenendo che la presenza di Goldberg non ha avuto “alcun impatto” sull’operazione militare. Quando gli è stato chiesto cosa gli fosse stato riferito su come Goldberg era stato aggiunto alla chat di Signal, Trump ha risposto che “era una delle persone di Michael sul telefono. Un membro dello staff aveva il suo numero lì”.  

Il presidente ha espresso fiducia nel suo team per la sicurezza nazionale, affermando di non essere frustrato dagli eventi che hanno portato all’articolo di The Atlantic. La situazione, ha detto, è stata “l’unico intoppo in due mesi, e si è rivelato non grave”.  

Nessuna informazione militare classificata è stata condivisa: lo afferma su X la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt in merito alla chat del Pentagono condivisa per errore con il direttore di The Atlantic. Leavitt ha scritto che “nessun piano di guerra è stato discusso” e che “nessun materiale classificato è stato mandato nello scambio di messaggi”. 

Il direttore di The Atlantic ha definito una “bugia” l’affermazione del capo del Pentagono Pete Hegseth, secondo cui “nessuno stava inviando messaggi di testo con piani di guerra” nella chat condivisa per errore col giornalista. “È una bugia. Stava inviando messaggi di testo con piani di guerra. Stava inviando messaggi di testo con piani di attacco: quando gli obiettivi sarebbero stati presi di mira, come sarebbero stati presi di mira, chi c’era sugli obiettivi, quando si sarebbe verificata la successiva sequenza di attacchi”, ha detto alla Cnn.  

Goldberg ha spiegato di non aver incluso i piani specifici nel suo articolo perché riteneva che fosse “troppo riservato, troppo tecnico” e che rivelare le informazioni al pubblico avrebbe potuto mettere in pericolo il personale militare americano. “Ciò che è di interesse pubblico è che stavano gestendo un piano di guerra su un app di messaggistica e non sapevano nemmeno chi fosse stato invitato alla conversazione”, ha detto Goldberg.  

Elon Musk è entrato a gamba tesa nel caso della chat del Pentagono classificata condivisa con il direttore dell’Atlantic. “Il posto migliore per nascondere un cadavere è a pagina due della rivista, non la leggerà mai nessuno”, ha scritto il miliardario su X in un post che è stato ripubblicato da Trump.  

Goldberg, che ha rivelato il grave incidente, ha elencato una serie di possibili violazioni: la prima, che riguarda tutti i membri della chat, è per aver usato una app come Signal per informazioni così sensibili, che normalmente vengono trattate su sistemi criptati governativi che vietano l’uso dei cellulari: in caso di perdita o furto dei telefonini, infatti, il rischio per la sicurezza nazionale è altissimo. 

La seconda è per aver incluso un giornalista rivelando informazioni classificate, anche se il leak non è intenzionale. Secondo i legali sentiti da Goldberg, potrebbero essere quindi state violate diverse previsioni dell’Espionage Act.  

La terza si basa sul fatto che i partecipanti, abbandonando poi il gruppo, potrebbero aver violato la legge sui documenti federali: i messaggi dei funzionari pubblici sono considerati atti da conservare. “Vale la pena notare - scrive Goldberg - che Donald Trump, in quanto candidato alla presidenza (e in quanto presidente), ha ripetutamente e a gran voce chiesto che Hillary Clinton venisse arrestata per aver utilizzato un server di posta elettronica privato per affari ufficiali quando era Segretario di Stato. Vale anche la pena notare che Trump è stato incriminato nel 2023 per cattiva gestione di documenti classificati, ma le accuse sono state ritirate dopo la sua elezione”. 

Il New York Times ha chiesto la testa del capo del Pentagono per il caso della chat: “Se Pete Hegseth avesse un minimo di onore, si dimetterebbe”: è il titolo dell’editoriale. “Questa sarebbe una violazione della sicurezza sbalorditiva... Ho contribuito a indagare su numerose accuse di fuga di informazioni classificate e non ho mai sentito nulla di così eclatante: un segretario della Difesa che ha intenzionalmente utilizzato un app di messaggistica civile per condividere piani di guerra sensibili senza nemmeno accorgersi apparentemente che un giornalista era nella chat”, scrive David French, veterano dell’operazione Iraqi Freedom e ex avvocato dell’esercito.  

“Non c’è un ufficiale vivo la cui carriera sopravvivrebbe a una violazione della sicurezza del genere. Normalmente si tradurrebbe in conseguenze immediate (come minimo sarebbe sollevato dal comando, per esempio), seguite da un’indagine completa e, potenzialmente, da accuse penali – scrive – La legge federale considera un reato quando una persona, per grave negligenza, rimuove informazioni ‘relative alla difesa nazionale’ dal ‘suo luogo di custodia appropriato o le consegna a chiunque violando la sua fiducia, o le smarrisce, le ruba, le sottrae o le distrugge”. 

E conclude dicendo: “è troppo presto per dire se l’incompetenza di Hegseth sia anche criminale, ma sollevo la possibilità di dimostrare la portata assoluta dell’errore segnalato. Una violazione della sicurezza così significativa richiede un’indagine approfondita”.