TEHERAN - A poco più di un mese dall’inizio del conflitto, Donald Trump traccia la deadline dell’operazione militare israelo-statunitense. In un’intervista al New York Post, il presidente statunitense ha dichiarato che l’offensiva dovrebbe concludersi in “due, forse tre settimane”, assicurando che gli Usa lasceranno il Paese “molto presto”. Nonostante l’ottimismo, Trump ha ribadito che resta del lavoro da fare per “obliterare” ogni capacità offensiva residua del regime.
Mentre Washington parla di smobilitazione, la tensione nel Golfo resta altissima. L’autorità per l’aviazione civile del Kuwait ha riferito che l’aeroporto internazionale è stato teatro di “attacchi palesi” da parte di droni iraniani. Le esplosioni hanno preso di mira i serbatoi di stoccaggio del carburante, provocando un vasto incendio ma senza causare vittime.
Sul fronte energetico, Trump appare risoluto nonostante il prezzo della benzina abbia toccato i 4 dollari. Il presidente si dice convinto che lo Stretto di Hormuz “si riaprirà automaticamente” grazie alla forza d’urto dell’offensiva Usa, ma ha lanciato un avvertimento agli alleati: se il blocco dovesse persistere, la responsabilità di riaprirlo ricadrà sui Paesi “parassiti” che utilizzano quella rotta. “Lasciamo che vadano a riaprirlo quelli che usano lo stretto”, ha chiosato.
Sul piano diplomatico, i segnali sono contrastanti. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, in un colloquio con il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, ha espresso la volontà di porre fine alle ostilità, chiedendo però “garanzie” concrete contro future aggressioni. Sebbene il ministro degli Esteri Araghchi confermi contatti diretti con l’inviato Usa Witkoff, Teheran nega ufficialmente l’esistenza di veri e propri negoziati.
Di parere opposto è Benjamin Netanyahu. Il premier israeliano non sembra intenzionato a offrire alcuna garanzia di pace, dichiarando che “la campagna non è finita” e che l’obiettivo resta quello di “schiacciare il regime terroristico”. Israele, che ha già causato quasi 1.300 vittime in Libano nei raid contro Hezbollah, non nasconde più il piano di occupare l’intera area a sud del fiume Litani per rafforzare le proprie zone di sicurezza.
Dall’Iran, la Guida Suprema Mojtaba Khamenei ha inviato un messaggio di sfida, ribadendo piena fiducia nel segretario di Hezbollah, Naim Qassem. Khamenei ha descritto l’attuale fase come un “momento cruciale nella storia della resistenza”, incitando la milizia libanese a sventare i piani dello Stato ebraico per restituire “orgoglio e prosperità” al Libano, nonostante l’operazione di terra israeliana nel sud del Paese continui ad avanzare.