WASHINGTON - La strada che ha portato Donald Trump a sospendere l’attacco alle infrastrutture energetiche iraniane non passa per Washington, ma attraversa le cancellerie di Riad, Il Cairo e Islamabad. Quella che la Cnn definisce “un’inversione di marcia improvvisa” è il risultato di un frenetico lavoro dietro le quinte iniziato prima dell’alba di giovedì scorso in Arabia Saudita.
Secondo il Wall Street Journal, il cambiamento di rotta di Trump è avvenuto quando gli alleati arabi hanno avvertito la Casa Bianca che colpire i siti energetici avrebbe innescato un’escalation catastrofica.
Durante il vertice d’urgenza a Riad, i ministri degli Esteri di Egitto, Turchia, Arabia Saudita e Pakistan si sono riuniti per trovare una via d’uscita diplomatica allo stallo dello Stretto di Hormuz. In un contesto segnato da una leadership iraniana decimata dai raid, l’intelligence egiziana è riuscita a stabilire un contatto diretto con i Guardiani della Rivoluzione, proponendo una tregua di cinque giorni come test per verificare la possibilità di una reciproca fiducia.
Nonostante Teheran neghi negoziati diretti, fonti regionali citate dalla Cnn confermano che gli Stati Uniti hanno fatto recapitare agli iraniani, tramite il Pakistan, un documento in 15 punti.
Tra le richieste figurano limitazioni permanenti alle capacità di difesa della Repubblica Islamica e lo stop definitivo al sostegno dei gruppi proxy in Medio Oriente. Il documento include inoltre, come punto cruciale, il riconoscimento del diritto di Israele a esistere.
La diplomazia descrive la situazione come “fluida” e si ipotizza un incontro imminente in territorio neutrale, come il Pakistan o la Turchia, per consolidare il cessate il fuoco. Per quanto riguarda i negoziatori, Trump potrebbe inviare l’inviato Steve Witkoff e il genero Jared Kushner, con il vice-presidente JD Vance pronto a subentrare in caso di accordo vicino. Mentre il ministero degli Esteri iraniano ha confermato a Cbs News che le proposte statunitensi sono allo studio, nonostante la smentita ufficiale di facciata.
Resta l’incognita su chi abbia l’autorità per firmare un accordo. Con le condizioni della Guida Suprema Mojtaba Khamenei ancora avvolte nel mistero, gli analisti di Al Jazeera indicano Mohammad Bagher Ghalibaf, capo del Parlamento, come la figura chiave in grado di gestire il potere frammentato dell’Iran in questo momento critico.