WASHINGTON - Donald Trump ha esortato pubblicamente gli iraniani a continuare a protestare contro il regime, affermando che “l’aiuto è in arrivo”, senza però fornire dettagli.

Il messaggio, diffuso martedì (ora locale) sulla piattaforma Truth Social, giunge mentre l’apparato clericale di Teheran intensifica la repressione contro le manifestazioni più vaste degli ultimi anni.

“I patrioti iraniani devono continuare a protestare e riprendersi le proprie istituzioni”, ha scritto il presidente statunitense, aggiungendo di aver annullato ogni incontro con funzionari iraniani fino alla fine delle “uccisioni insensate” dei manifestanti. Interrogato dai giornalisti sul significato concreto dell’aiuto promesso, Trump ha evitato chiarimenti, limitandosi a dire che “bisognerà capirlo”.

Nel frattempo, un funzionario iraniano ha confermato che circa 2mila persone sono rimaste uccise nelle proteste iniziate a fine dicembre, la prima volta che le autorità forniscono un bilancio complessivo delle vittime. Organizzazioni per i diritti umani con sede all’estero stimano che la maggioranza dei morti siano manifestanti, mentre gli arresti avrebbero superato quota 16mila in poco più di due settimane.

Le proteste, esplose a causa del peggioramento delle condizioni economiche e del crollo della valuta, si sono rapidamente trasformate in una sfida politica aperta al sistema di potere instaurato dopo la rivoluzione del 1979. Nonostante l’ampiezza delle manifestazioni, non emergono segnali evidenti di fratture all’interno dell’élite religiosa, militare o di sicurezza, mentre l’opposizione appare frammentata e priva di una guida centrale.

Dopo l’intervento di Trump, le autorità iraniane hanno accusato Stati Uniti e Israele di alimentare i disordini. A livello internazionale, la reazione è stata rapida: diversi Paesi europei hanno convocato gli ambasciatori iraniani per protestare contro la repressione, definita “scioccante” da Berlino. Mosca ha condannato quella che ha descritto come un’ingerenza esterna destabilizzante, avvertendo che nuove azioni militari avrebbero conseguenze “disastrose” per la regione.

Sul piano economico, Washington ha annunciato dazi del 25 per cento sui prodotti dei Paesi che continuano a fare affari con l’Iran, una mossa che colpisce indirettamente i principali partner commerciali di Teheran, vale a dire Cina e Russia. Le autorità iraniane, già sotto pesanti sanzioni, mantengono un doppio approccio: repressione sul terreno e, allo stesso tempo, aperture verbali al dialogo sul fronte diplomatico.

Nel Paese restano in vigore restrizioni alle comunicazioni, con blackout di internet – inclusa l’interferenza dei sistemi Starlink introdotti clandestinamente nel Paese -  e sequestri di dispositivi elettronici, mentre tribunali speciali sono stati incaricati di gestire i casi legati alle proteste.

In un clima di crescente incertezza, la comunità internazionale osserva con attenzione un’evoluzione che potrebbe ridefinire gli equilibri politici del Medio Oriente.