WASHINGTON - Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che la “big wave” di attacchi contro l’Iran deve ancora arrivare, lasciando intendere un’ulteriore escalation militare nel conflitto in corso.
In un’intervista telefonica alla CNN, Trump ha affermato che le forze americane stanno “knocking the crap” fuori dall’Iran, ma che il colpo più duro deve ancora essere sferrato.
“La grande ondata non è ancora avvenuta. Sta per arrivare”, ha detto, aggiungendo che l’operazione starebbe procedendo più rapidamente del previsto. “Avevo sempre pensato a quattro settimane. Siamo un po’ in anticipo sulla tabella di marcia”. Pur sostenendo di non voler vedere la guerra protrarsi troppo a lungo, il presidente ha precisato che gli Stati Uniti hanno la capacità di continuare “per molto più tempo, se necessario”.
Trump ha affermato che oltre 49 leader iraniani sarebbero stati eliminati e ha sostenuto che a Teheran regnerebbe confusione sulla catena di comando. “Non sanno nemmeno chi li guida adesso”, ha dichiarato. Non sono state fornite conferme indipendenti su queste affermazioni.
Il presidente ha indicato come sorpresa principale la risposta di alcuni Paesi arabi della regione – Bahrain, Giordania, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti – che, secondo lui, sarebbero stati inizialmente poco coinvolti ma ora starebbero reagendo in modo più deciso.
In un’intervista al New York Post, Trump non ha escluso l’invio di truppe di terra “se necessario”, pur non fornendo dettagli operativi. In conferenza stampa ha ribadito che l’offensiva potrebbe proseguire oltre le quattro o cinque settimane ipotizzate inizialmente.
Quanto alle motivazioni dell’attacco, il presidente ha indicato il rapido sviluppo del programma missilistico iraniano come fattore determinante. Secondo Trump, Teheran avrebbe già missili in grado di colpire Europa e basi americane all’estero e sarebbe stata vicina a dotarsi di capacità di raggiungere il territorio statunitense.
Trump ha inoltre accusato il governo iraniano di aver fatto marcia indietro più volte nei negoziati sul programma nucleare. “Pensavamo di avere un accordo, poi si sono tirati indietro”, ha detto, criticando ancora una volta l’intesa del 2015 sul nucleare, il Joint Comprehensive Plan of Action, da lui definita un documento “pericoloso” e “terribile”.
Le dichiarazioni del presidente indicano che la tensione resta alta e che la fase più intensa del conflitto potrebbe essere imminente.