WASHINGTON - “Faccio saltare tutto il paese per aria, sarà l’inferno se i bastardi dell’Iran non aprono il fottuto Stretto di Hormuz”. Con il consueto linguaggio senza filtri, Donald Trump ha lanciato l’ennesimo e definitivo avvertimento a Teheran. Il cuore della crisi resta lo Stretto di Hormuz, l’arteria vitale dove transita il 20% del petrolio mondiale, paralizzata da settimane dalle forze iraniane. 

Tra post su Truth e dichiarazioni ufficiali, la scadenza inizialmente fissata per lunedì 6 aprile sembra essere slittata: l’ultima deadline utile è ora fissata per le 20:00 (ora di Washington) di martedì 7 aprile. 

La linea tracciata dalla Casa Bianca è perentoria. In un diluvio di interventi su NBC, Fox News e ABC, Trump ha delineato uno scenario di distruzione totale se il blocco navale non verrà rimosso. “Martedì in Iran sarà il ‘Giorno delle centrali elettriche’ e il ‘Giorno dei ponti’, tutto in uno. Non c’è mai stato niente di simile. Aprite quel fottuto Stretto o finirete all’inferno – vedrete! Sia lodato Allah”, ha scritto il presidente, usando toni estremi anche per i suoi standard. 

Il tycoon ha ribadito che, in assenza di un accordo entro 48 ore, gli Stati Uniti passeranno all’azione: “Lo faremo saltare in aria. Sarà il giorno del ponte e della centrale elettrica. Ben poco è off-limits”. Inoltre, il presidente Usa non ha escluso del tutto l’invio di truppe di terra, pur assicurando che al momento la mossa “non è necessaria”. 

Le minacce di Trump hanno sollevato un polverone legale e diplomatico. Come evidenziato dal New York Times, colpire sistematicamente centrali elettriche, impianti di desalinizzazione e ponti - fondamenta della vita civile per 93 milioni di persone -potrebbe configurare dei crimini di guerra secondo il diritto internazionale. 

Brian Finucane, ex consulente legale del Dipartimento di Stato, ha spiegato al Washington Post che l’intimidazione “di attaccare tutti i ponti o le centrali, o di colpirli senza distinguere tra obiettivi leciti e illeciti, costituirebbe una minaccia di commettere crimini di guerra”. 

L’Iran, per ora, non sembra intenzionato a cedere. Il presidente del Parlamento, Mohammad-Bagher Ghalibaf, ha risposto punto su punto su X, rivolgendosi direttamente a Trump: “Le tue mosse sconsiderate stanno trascinando gli Stati Uniti in un inferno per ogni singola famiglia. Tutta la nostra regione brucerà perché insisti a seguire gli ordini di Netanyahu”. 

Ghalibaf ha poi ammonito la Casa Bianca che “non otterrà nulla commettendo crimini di guerra” e che l’unica soluzione resta il rispetto dei diritti del popolo iraniano. Anche l’ex ministro degli Esteri, Ali Akbar Velayati, ha rincarato la dose, avvertendo che il flusso di energia globale può essere interrotto “con un solo segnale” in caso dell’attacco statunitense.