WASHINGTON - Donald Trump mette sul tavolo una proposta ambiziosa per porre fine al conflitto tra Stati Uniti e Iran: un cessate il fuoco di un mese unito a una road map in 15 punti.

Secondo le indiscrezioni del New York Times e dell’emittente israeliana Channel 12, il documento è già stato consegnato al Pakistan, che fungerà da mediatore per i colloqui previsti già in settimana. L’obiettivo della Casa Bianca è utilizzare la tregua di 30 giorni come “zona franca” per perfezionare i dettagli dell’intesa. 

Nonostante l’ottimismo di Trump, che dichiara pubblicamente “stiamo negoziando”, Teheran mantiene una posizione ufficiale molto più cauta. Fonti iraniane citate dalla Cnn confermano l’esistenza di contatti avviati da Washington, ma precisano che non si è ancora raggiunto il livello di “negoziati pieni”.

Resta da capire se il piano sia considerato dai vertici della Repubblica Islamica una reale base di discussione o una mossa unilaterale statunitense. 

Il cuore del documento riguarda il dossier nucleare e la sicurezza energetica, con gli Stati Uniti che chiedono il blocco del programma di arricchimento dell’uranio (di cui l’Iran possiede circa 440 kg al 60%) e lo smantellamento di strutture chiave. In cambio di questo scambio strategico, Washington offre la rimozione delle sanzioni e il sostegno al nucleare civile.  

Sul fronte energetico, Trump ha annunciato di aver ricevuto da Teheran un “regalo di enorme valore” riguardante petrolio, gas e lo Stretto di Hormuz, il braccio di mare fondamentale per il 20% del traffico mondiale di greggio, suggerendo così una possibile apertura iraniana sullo sblocco delle rotte marittime. 

Il primo ministro Benjamin Netanyahu osserva la manovra di Trump con estrema prudenza. Il timore di Israele è che la Casa Bianca, nel desiderio di chiudere rapidamente il conflitto, firmi un accordo basato su concessioni eccessive che potrebbero limitare la libertà d’azione militare dello Stato ebraico.

Mentre Netanyahu punta alla massima pressione, Trump sostiene che a Teheran sia già in atto un “regime change” spontaneo, rendendo superfluo un ulteriore intervento bellico per rovesciare i vertici. 

Nonostante l’apertura diplomatica, il Pentagono non ferma la macchina bellica. Come riportato da Axios e dal Wall Street Journal, è stato ordinato alla 82ª Divisione Aviotrasportata di tenersi pronta al dispiegamento in Medio Oriente. 

L’invio di una brigata di fanteria composta da migliaia di soldati segnala la volontà degli Stati Uniti di mantenere alta la pressione: la 82ª è un’unità d’élite specializzata in risposte rapide, capace di avviare operazioni di combattimento o di terra in tempi brevissimi qualora la via diplomatica dovesse fallire.