TEHERAN - Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha alzato ulteriormente la tensione nel Golfo Persico minacciando azioni militari dirette contro l’isola di Kharg, il terminal petrolifero considerato la linfa vitale dell’economia di Teheran. In un’intervista al Financial Times, Trump ha dichiarato esplicitamente di voler “impossessarsi” del greggio iraniano, confermando che l’amministrazione sta valutando un’occupazione dell’isola che implicherebbe la presenza stabile di truppe statunitense sul terreno. 

Situata a nord dello Stretto di Hormuz, Kharg è una striscia di terra arida che gestisce circa il 90% delle esportazioni di petrolio dell’Iran. La sua importanza risale agli anni ‘60 e ‘70, quando fu scelta come hub principale poiché i fondali della terraferma erano troppo bassi per le superpetroliere.  

Oggi, da qui parte il greggio destinato principalmente alla Cina, rendendo l’isola un bersaglio non solo economico, ma geopolitico: un eventuale danneggiamento delle infrastrutture provocherebbe un’impennata dei prezzi globali e tensioni dirette con Pechino. 

L’isola non è solo un asset economico, ma una vera e propria piazzaforte militare sorvegliata dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC). La Marina iraniana mantiene a Kharg la 112esima brigata Zolfaghar, un’unità specializzata in guerra navale asimmetrica che opera con motovedette d’attacco rapido equipaggiate con missili antinave e mine. Le installazioni sull’isola includono inoltre lanciatori costieri, sistemi radar avanzati e basi per droni utilizzate per monitorare ogni movimento nel Golfo settentrionale. 

Secondo indiscrezioni riportate da Axios, il piano statunitense mirerebbe a occupare o bloccare Kharg per costringere l’Iran a riaprire lo Stretto di Hormuz. Tuttavia, gli analisti avvertono che il mirino Usa potrebbe allargarsi ad altre isole strategiche che Teheran ha trasformato in avamposti difensivi, a partire da Qeshm, la più grande del Golfo, situata in una posizione che permette di monitorare l’intero flusso di navi in entrata e uscita dallo Stretto.  

Un altro obiettivo sensibile è l’isola di Abu Musa, situata quasi al centro delle rotte delle petroliere come punto di osservazione diretto e oggetto di una storica disputa territoriale tra Iran ed Emirati Arabi Uniti. Infine, l’attenzione si concentra su Hormuz Island, la terra rocciosa che dà il nome allo Stretto, fortificata fin dal XVI secolo e considerata un nodo centrale per il controllo del passaggio verso l’Oceano Indiano. 

Mentre il 7 marzo le forze statunitensi hanno già colpito l’isola di Kish, nota meta turistica, l’attenzione resta fissa su Kharg. Come sottolineava già un rapporto della CIA negli anni ‘80, il funzionamento di questo terminal è “essenziale alla prosperità economica dell’Iran”: colpirlo significherebbe recidere l’arteria principale del regime degli Ayatollah.