NUUK - Mentre il “caso Groenlandia” sembra avviarsi verso una de-escalation diplomatica dopo l’annuncio di un pre-accordo a Davos, le parti in causa tracciano i confini della sovranità.
Da Nuuk, il premier groenlandese Jens Frederik Nielsen ha rotto il silenzio con una conferenza stampa perentoria: “La sovranità e l’integrità territoriale della Groenlandia sono una linea rossa insuperabile”.
Nielsen ha sottolineato che nessuno, al di fuori della Groenlandia e della Danimarca, è abilitato a concludere accordi che riguardino l’isola, precisando che, di fronte alle pressioni degli Stati Uniti, Nuuk “sceglie la Danimarca e l’Europa”. Pur difendendo il diritto all’autodeterminazione, il premier ha teso una mano al dialogo, confermando la volontà di mantenere rapporti pacifici.
Dal canto suo, Donald Trump ha confermato ai microfoni di Fox News il suo interesse puramente strategico: “Gli Stati Uniti possono avere in Groenlandia tutte le basi che vogliono, avranno tutto l’accesso militare necessario”. La sua attenzione sembra essersi spostata dall’acquisizione territoriale alla presenza militare permanente.
A fare da ponte tra Washington e Copenaghen è stato il Segretario Generale della Nato, Mark Rutte, il quale ha confermato che durante il suo faccia a faccia con Trump la questione della sovranità danese “non è stata nemmeno discussa”. Rutte ha spiegato che il presidente Usa è focalizzato sulla protezione della regione artica, dove le attività di Cina e Russia si fanno sempre più aggressive.
L’obiettivo della Nato è ora definire un piano d’azione rapido, possibilmente già entro l’inizio del 2026, per blindare il fianco nord dell’Alleanza, escludendo però che lo sfruttamento dei minerali sia stato oggetto del colloquio in Svizzera.
La reazione del Vecchio Continente è stata improntata alla cautela, ma anche a una nuova consapevolezza. Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz, nel suo special address a Davos, ha accolto con favore il cambio di passo di Trump, ma ha ribadito: “Ogni minaccia di impadronirsi di territori europei con la forza sarebbe inaccettabile. I nuovi dazi avrebbero minato le fondamenta transatlantiche”.
Fonti dell’Unione Europea sottolineano come, di fronte alle minacce commerciali dei giorni scorsi, i 27 Paesi membri abbiano mostrato un’unità senza precedenti, coordinandosi in modo “calmo ma fermo”.
Nonostante la distensione, l’Ue resta vigile. La lezione appresa è che l’Europa deve accelerare sulla propria indipendenza. Sebbene al momento non sia necessario attivare i dazi di risposta, Bruxelles avverte che “ogni strumento è sul tavolo” se la pressione commerciale dovesse ripresentarsi. Questa sera i leader dei 27 si riuniranno in un vertice straordinario convocato da Antonio Costa per stabilizzare le relazioni con gli Usa, in un clima definito “più positivo” rispetto a 24 ore fa.
Sul fronte diplomatico bilaterale, il primo ministro britannico Keir Starmer ha ricevuto a Chequers la prima ministra danese Mette Frederiksen. Starmer ha definito “una buona cosa” la revoca delle minacce sui dazi e la svolta di Trump sulla Groenlandia, pur ammettendo di non essere stato informato in anticipo dell’intesa tra Trump e Rutte.
Mette Frederiksen ha espresso profonda gratitudine per il “sostegno molto forte” garantito dal Regno Unito durante i giorni più bui della crisi, lodando con ironia il pragmatismo della diplomazia britannica “della tazza di tè“. “Voi mettete i fatti sul tavolo e cercate il modo di guardare avanti”, ha detto la premier, sottolineando quanto sia stato vitale l’aiuto degli amici europei per difendere l’integrità del Regno di Danimarca.