WASHINGTON - Mentre il conflitto tra l’asse Usa-Israele e l’Iran entra in una fase critica, il Dipartimento della Difesa Usa sta considerando un massiccio potenziamento della propria presenza sul campo. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il piano prevede l’invio di ulteriori 10.000 soldati, tra unità di fanteria e veicoli blindati, per fornire al presidente Donald Trump il massimo ventaglio di opzioni militari.
Questi nuovi effettivi si aggiungerebbero ai 5.000 marine e ai paracadutisti della 82ª Divisione Aviotrasportata già mobilitati. Sebbene la Casa Bianca mantenga una “consapevole ambiguità”, fonti del Pentagono indicano che le truppe potrebbero essere posizionate nel raggio operativo dell’isola di Kharg, il principale hub petrolifero iraniano.
Un’eventuale operazione di terra in questa zona strategica rappresenterebbe una svolta drammatica, mirata a garantire il controllo dello Stretto di Hormuz e di Bab al-Mandeb, snodi vitali per il commercio globale che il regime degli Ayatollah minaccia di chiudere definitivamente.
Intanto, il presidente Trump continua a oscillare tra la retorica bellica e la ricerca di un accordo. Durante un recente incontro di Gabinetto, il tycoon ha annunciato una pausa di 10 giorni negli attacchi alle centrali energetiche iraniane (fino al 6 aprile), sostenendo che i colloqui stiano procedendo “molto bene” su richiesta di Teheran.
Nonostante l’ottimismo espresso da Trump su Truth Social, i mediatori internazionali citati dal Wall Street Journal smentiscono che l’Iran abbia chiesto ufficialmente una pausa nei combattimenti. Da parte sua, Teheran ha già definito unilaterale e ingiusta la proposta di pace in 15 punti avanzata da Washington. Parallelamente.
Sul fronte militare, invece, il Pentagono ha confermato per la prima volta l’impiego di motoscafi senza pilota in pattugliamenti attivi contro le forze iraniane.
Nonostante il dispiegamento di forze, il consenso interno per un’invasione terrestre rimane ai minimi storici. Un recente sondaggio Reuters/Ipsos rivela una profonda spaccatura nell’opinione pubblica statunitense: il 55% degli intervistati si dichiara contrario a qualsiasi dispiegamento di truppe in Iran, mentre il 34% appoggerebbe solo l’invio di un piccolo contingente operativo. Solo il 7% si dice invece favorevole a una grande invasione di terra.