WASHINGTON - Donald Trump incontrerà il segretario generale della NATO Mark Rutte in un momento di tensione tra gli USA e l’alleanza atlantica.
Il confronto si propone dopo settimane di attriti legati alla guerra con l’Iran e al mancato coinvolgimento diretto dei Paesi membri nelle operazioni militari statunitensi.
Il presidente americano ha criticato apertamente gli alleati, accusandoli di non aver sostenuto gli Stati Uniti in un momento che ritiene decisivo. In una dichiarazione diffusa dalla Casa Bianca, Trump ha affermato che la NATO “è stata messa alla prova e ha fallito”, sottolineando il contributo finanziario degli Stati Uniti alla difesa comune.
La posizione dell’amministrazione americana si è irrigidita ulteriormente nelle ultime ore. La possibilità di un’uscita degli Stati Uniti dall’alleanza è stata indicata come uno dei temi sul tavolo dell’incontro con Rutte. Una prospettiva che, seppur complessa sul piano istituzionale, rappresenta un segnale politico forte.
Trump ha più volte sostenuto che i partner europei e occidentali dipendono eccessivamente dalla capacità militare americana. Il tema della spesa per la difesa resta centrale: secondo la linea della Casa Bianca, i membri della NATO dovrebbero aumentare il proprio contributo per riequilibrare il peso dell’alleanza.
Le tensioni si sono accentuate durante il conflitto con l’Iran. Washington ha espresso disappunto per la mancata partecipazione degli alleati agli attacchi e per il limitato coinvolgimento nelle operazioni legate allo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il traffico energetico globale.
Alcuni Paesi, tra cui Spagna, Francia e Italia, hanno inoltre imposto restrizioni all’uso del proprio spazio aereo o di infrastrutture militari condivise per le operazioni statunitensi. Una scelta che ha alimentato il malcontento dell’amministrazione americana, rafforzando la percezione di una collaborazione incompleta.
Nonostante il clima teso, Trump ha in passato definito positivo il rapporto personale con Rutte. Tuttavia, le divergenze emerse nelle ultime settimane mettono alla prova questa relazione, in un contesto in cui la coesione dell’alleanza appare meno scontata.
Sul piano formale, un eventuale ritiro degli Stati Uniti richiederebbe l’approvazione del Congresso, scenario considerato improbabile nel breve periodo. Resta però il peso politico della minaccia, che introduce un elemento di incertezza nel quadro della sicurezza occidentale.
L’incontro alla Casa Bianca rappresenta quindi un passaggio delicato: da un lato la gestione delle tensioni immediate, dall’altro la ridefinizione degli equilibri all’interno di un’alleanza che da oltre settant’anni costituisce uno dei pilastri della sicurezza internazionale.