“Per noi, il cibo non è mai solo cibo… è memoria, identità, cultura”.

Con queste parole, il nuovo Legato dell’Accademia Italiana della Cucina, Legazione di Sydney, Giuseppe Musmeci Catania, ha aperto il primo convivio dell’anno, restituendo immediatamente il senso della serata: non una semplice cena, ma un’esperienza condivisa, un ritorno alle radici.

Come scriveva Jean Anthelme Brillat-Savarin, “Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei”: una frase che trova pieno significato proprio in occasioni come questa.

Quello del 1° aprile è stato non solo il primo appuntamento del 2026, ma anche il primo convivio guidato dal nuovo Legato, nominato nel dicembre 2025. Un momento quindi doppiamente significativo: inaugurale per l’anno accademico e simbolico per una nuova fase della Legazione di Sydney.

Nel suo intervento, Musmeci Catania ha riconosciuto con gratitudine il lavoro costruito negli anni precedenti, raccogliendo il testimone di Alfredo Schiavo, figura centrale per oltre vent’anni. Un’eredità solida e profondamente radicata nella comunità, che oggi prosegue nel segno della continuità.

La serata ha segnato l’inizio di un nuovo percorso culturale e gastronomico: un viaggio attraverso l’Italia, regione dopo regione, a partire dalla Sicilia, protagonista del convivio con la sua storia e la sua identità.

È proprio dalla Sicilia che prende avvio questo progetto. E non è difficile leggere in questa scelta anche una dimensione più personale.

Musmeci Catania, originario di Trapani, ha aperto il ciclo dei convivi con una cucina che gli appartiene da vicino. Un legame che affiora anche nel menu, dove emerge il richiamo al territorio natale nei maccheroni al pesto trapanese, uno dei piatti simbolo della tradizione locale.

Un dettaglio che, pur senza dichiarazioni esplicite, aggiunge un livello di lettura ulteriore: non solo un itinerario gastronomico, ma anche un punto di partenza radicato in una storia personale.

Il ristorante scelto per l’occasione è stato Divino Osteria a Elizabeth Bay, dove si sono riuniti soci storici, nuovi membri e ospiti della comunità italo-australiana.

Particolarmente significativo l’ingresso della nuova socia Rita Pezzano, segno concreto di una continuità che si rinnova.

Al centro della serata, naturalmente, la tavola.

Il menu, come detto ispirato alla tradizione siciliana, ha proposto antipasti pensati per la condivisione (mini burrata con peperonata, prosciutto e melone e mini pizzette) seguiti da ravioli quadrati ripieni di granchio e i già citati maccheroni al pesto trapanese.

Tra i secondi, un filetto di manzo con salmoriglio, rucola e limone e un pesce al cartoccio, accompagnati da broccolini e insalata.

A chiudere, tiramisù e cannolo, ancora una volta nel segno della convivialità.

Eppure, ridurre la serata al menu sarebbe limitante.

Il vero cuore del convivio accademico è stato nell’atmosfera, nelle conversazioni, nelle risate spontanee, in quella familiarità che caratterizza questi incontri e che rende tutti, anche alla prima esperienza, parte dello stesso tavolo. Come ha più volte sottolineato l’antropologo Massimo Montanari, il cibo non è solo nutrimento, ma un fatto culturale complesso: racconta chi siamo e il modo in cui costruiamo relazioni.

L’Accademia Italiana della Cucina non è semplicemente un’istituzione gastronomica, ma un presidio culturale che tutela e promuove la nostra cucina come patrimonio identitario, attraverso lo studio e l’esperienza diretta.

E il convivio ne è l’espressione più concreta: un momento in cui la cultura si vive e si condivide.

Questo è solo l’inizio del progetto immaginato da Musmeci Catania: un percorso che continuerà nei prossimi mesi attraversando l’Italia, mantenendo lo stesso spirito di convivialità, memoria e identità.

Perché, in fondo, è proprio lì che nasce la cultura: attorno a una tavola.