MELBOURNE – È iniziata con un annuncio su Il Globo, mostrato da sua mamma nel 1992, la carriera di Josie Formichelli, pilastro per l’insegnamento dell’italiano e delle arti performative alla Holy Trinity Primary School di Wantirna South, in Victoria, scuola dove lavora da quindici anni e in cui ha trasformato la lingua in uno spazio vivo fatto di musica, danza e teatro.

“Stavo cercando un lavoro come insegnante - racconta - quando mia mamma ha visto un annuncio su Il Globo in cui cercavano insegnanti per l’italiano. E mi ha detto: ‘Perché non provi?’”.

Nonostante il tentennamento iniziale, quel tentativo si è trasformato in un percorso lungo più di trent’anni, iniziato nel sistema pubblico e proseguito nel contesto più raccolto di una scuola cattolica, dove oggi Formichelli continua a coltivare una didattica che unisce identità, creatività e inclusione.

Fin dai primi anni, la docente ha abbracciato un approccio coinvolgente, usando il canto e la danza, una scelta dettata da una passione personale che, nel tempo, è diventata la sua cifra educativa, apprezzata da tutta la comunità scolastica.

La musica aiuta a fissare le parole e a rendere naturale la pronuncia, come dimostrano gli ex studenti che “ancora ricordano le parole delle canzoni a memoria”, fa notare Formichelli.  

È nel 2016 che si apre un’opportunità che avrebbe dato al suo ruolo una direzione ancora più ambiziosa. “L’insegnante di Performing Arts della scuola quell’anno ha lasciato improvvisamente l’incarico - ricorda Formichelli - e il preside mi ha proposto di assumere anche quel ruolo, mantenendo l’insegnamento dell’italiano”.

La condizione posta era quella di realizzare lo spettacolo annuale della scuola in formato bilingue. Superati i primi momenti di scetticismo, il dirigente della scuola si è convinto, tanto che il progetto si è consolidato fino a diventare un appuntamento molto amato, con copioni scritti dalla stessa insegnante, canzoni originali e una narrazione che, negli anni, ha creato continuità e grande attesa.

La struttura è diventata quasi una saga familiare, costruita intorno ai personaggi di Nonna e Nonno, figure ispirate ai genitori di Josie Formichelli, come spiega: “La storia è nata dal mio amore per mamma e papà”.

Il primo spettacolo, Quando sarò grande, parlava di un padre che si lamentava dei figli sempre incollati al cellulare. Ascoltando i dialoghi, il signor Formichelli - seduto in sala -, ha notato una certa somiglianza con le parole che era solito pronunciare, e lo stesso per sua moglie, che si ritrovava in certi modi di dire.

“Certo che dicono le stesse cose, perché si parla di voi”, ha confessato ai propri genitori. Gli studenti della scuola sono molto affezionati ai personaggi di Nonno e Nonna e vivono con grande emozione il momento dello spettacolo, quando diventano protagonisti sul palco.

E con l’inizio del nuovo anno, Formichelli ha un duro compito, quello di superare il successo dello spettacolo dell’anno scorso, La magia del circo, un lavoro corale che ha coinvolto circa 220 bambini, dall’Anno Prep fino all’Anno 6.

Una trama semplice ma efficace: la preoccupazione che “nessuno vada più al circo” e la ricerca di un modo per riportare entusiasmo e partecipazione, con ciascuna classe che ha contribuito con un numero diverso, interpretando al meglio lo spirito circense.

I più piccoli hanno presentato un ballo ispirato al circo, mentre gli altri studenti hanno interpretato animali, personaggi e una banda musicale con bandiere e coreografie. Un gruppo ha portato sul palco la magia, grazie a Tim, un amico dell’insegnante che ha mostrato ai ragazzi alcuni trucchi da eseguire dal vivo. 

Gli Anni 5 e 6, infine, hanno messo insieme numeri di giocoleria, acrobazie e scenette ispirati agli uomini nerboruti del circo, prima della conclusione, che li ha portati tutti insieme sul palco per cantare in italiano e in inglese, ma anche in Auslan.

La scuola, infatti, integra studenti provenienti dal St Mary’s College for the Deaf, un istituto per bambini con disabilità uditiva, che partecipano alle attività di Holy Trinity. “Quando ho iniziato con le produzioni ho detto al dirigente che avrei voluto incorporare anche l’Auslan”, chiarisce Formichelli che, negli anni, ha sviluppato un percorso che usa i gesti dell’Auslan per accompagnare l’italiano.

Così, ogni edizione dello spettacolo scolastico, contiene almeno un brano in cui i bambini possono cantare insieme, con le voci e con le mani. 

Una macchina organizzativa enorme quella che coordina l’insegnante che ha a cuore un aspetto in particolare: dare spazio ai ragazzi. E non solo come interpreti, ma come protagonisti, perché “sono gli studenti a presentare, aprire lo spettacolo e fare i ringraziamenti finali”.

L’idea per quest’anno è già in cantiere: anzi, ce ne sono due. E, come sempre, terranno conto delle proposte dei ragazzi. Per il momento è presto per svelarle, ma una cosa è certa: finché ci sarà una lingua da cantare, una storia da raccontare e un palco dove crescere insieme, Josie Formichelli continuerà la tradizione.