CANBERRA – Il quarantottesimo parlamento australiano verrà determinato dalla corsa alla conquista dei 150 seggi della Camera. Se una delle maggiori compagini ne conquisterà 76, sarà in grado di formare un governo di maggioranza.

La storia è dalla parte dei laburisti dato che è dal 1931 che un governo viene rispedito a casa dopo un solo mandato. Ma il margine d’errore è minimo per Anthony Albanese e per i laburisti che detengono 78 seggi alla Camera, due in più dello stretto necessario per la maggioranza.

D’altro canto, Peter Dutton e la Coalizione devono davvero scalare una montagna, considerato che al momento detengono solo 57 seggi.

Tra i laburisti e la coalizione ci sono i non allineati, quindici al momento, il cui appoggio sarà indispensabile se nessuno dei maggiori schieramenti arriverà al numero magico di 76 seggi.

Con questi equilibri così precari, una dozzina di seggi in tutto il Paese potrebbero rivelarsi determinanti per il risultato elettorale.

La base di potere laburista è incentrata sulle grandi città di Melbourne, Sydney, Perth e Adelaide, dove detiene due seggi ogni tre sia nelle zone metropolitane sia in quelle periferiche.

I liberali sono convinti di essere in grado, grazie alla crisi del carovita, di invertire quella tendenza nelle zone decentrate, dove vivono elettori appartenenti alla classe lavoratrice, con posizione socialmente conservatrici. Se avessero ragione i seggi da tenere d’occhio nel Victoria, dove i liberali detengono solo due dei 22 seggi metropolitani e periferici, sarebbero quelli di Bruce, Holt, Dunkley, McEwen e Gorton.

Stessa storia per il NSW dove i seggi a rischio per i laburisti sono quelli di Werriwa, Macquarie a Macarthur.

I laburisti di Albanese dovranno consolidare la loro presenza in seggi, conquistati a sorpresa alle ultime elezioni, quali Bennelong e Reins, a Sydney, Chilsom e Higgins, a Melbourne, e Boothby, ad Adelaide, che non sono né i collegi alla moda con i quali competono generalmente con i verdi, né quelli benestanti, tradizionalmente liberali, ma una via di mezzo, dove vive una borghesia medio alta, con salari medio alti e un’alta percentuale di laureati, che si è spostata vero posizioni di sinistra, non solo in Australia ma in tutto il mondo.

E sono seggi dove vive un’alta percentuale di elettori di origine cinese, che alle ultime elezioni è oscillata contro i liberali per la percezione che Scott Morrison fosse anti Cina. Da quell’epoca, dopo che la revisione interna della sconfitta ha identificato come prioritario il voto cinese, i liberali sono stati molto più attenti a non disattendere le aspettative dell’elettorato australiano-cinese.

Con il collegio di Higgins che è stato abolito nella ridistribuzione dei confini elettorali, le prospettive di Anthony Albanese di rimanere l’inquilino della Lodge salirebbero se i laburisti riuscissero a mantenere seggi quali di Parramatta a Sydney, e di Aston, a Melbourne, conquistato alle elezioni suppletive del 2023, necessarie per rimpiazzare l’ex ministro liberale Alan Tudge, quando navigavano bene nei sondaggi.

Ma non è solo una questione di detenere seggi, ma anche di non perderne. I liberali, ad esempio, detengono quelli di Deakin e Menzies, bel Victoria, e Sturt nel South Australia, tutti con simili dinamiche di quelli precedentemente elencati, per una manciata di voti, e potrebbero facilmente cambiare mano.

La Coalizione domina nei collegi regionali, ad eccezione di quelli particolarmente popolosi sulla costa del NSW, dove i laburisti detengono otto seggi, molti dei quali sono nel mirino di Peter Dutton.

Nella Hunter Valley, al centro del dibattito sulla transizione energetica, dove regna l’ansa per il mantenimento del posto di lavoro e la protesta nei confronti dello sviluppo di progetti eolici, potrebbero essere a rischio i seggi di Hunter, Paterson e Shortland.  Più a sud, i collegi di Dobell e Robertson, sulla costa centrale, sono tradizionalmente ‘altalenanti’ e quello di Gilmore, sulla costa meridionale, è detenuto con un margine che viaggia sul filo del rasoio.

Inoltre, gli occhi della coalizione sono puntati sui collegi di Corangamite (Geelong), Blair (Ipswich, Queensland), Lyons (Tasmania) e quelli del Northern Territory di Lingiari e Solomon.

Anche ì laburisti hanno nel mirino i seggi di Leichhardt in Nord Queensland e Braddon in Tasmania, dove i precedenti rappresentanti liberali hanno deciso di non ricandidarsi.

Gli elettori del Western Australia sono i più imprevedibili, e alle ultime elezioni hanno mantenuto quella tendenza, votando in massa per i laburisti in quattro seggi, consegnando di fatto le chiavi de The Lodge a Anthony Albanese.

Quattro collegi nella zona metropolitana di Perth: Pearce, Hasluck, Tangney, e quello nuovo di Bullwinkel sono considerati vincibili dalla coalizione.

La grande novità delle ultime elezioni, con la vittoria di sei candidati indipendenti ‘teal’, in altrettanti collegi considerati tra i più blu (il colore del Partito liberale), del Paese, quella dell’indipendente Dai Le, a Fowler, nella zona di Western Sydney (tradizionalmente laburista) e di tre verdi in altrettanti seggi metropolitani, a Brisbane, è l’ondata della terza forza.

Laburisti e liberali sono convinti di riuscire a riconquistare alcuni di quei territori.

Sia laburisti che liberali pensano di poter vincere i collegi del Queensland di Brisbane e Ryan, conquistati dai verdi, ma il portavoce all’Edilizia abitativa Max Chandler-Mather sembra al sicuro a Griffith.

I laburisti hanno ripescato Tu Le a Fowler, la candidata la cui controversa rimozione alle ultime elezioni per paracadutare l’ex ministro Kristina Keneally, ha servito la vittoria di Dai Le, su un piatto d’argento, mentre Peter Dutton è convinto di poter riconquistare i seggi ‘teal’, di Kooyong e Goldstein, nel Victoria, Curtin, nel Western Australia e Mackellar e Wentworth, nel NSW.

Ma ci sono altrettanti seggi dove gli indipendenti ‘teal’ e i verdi pensano di poter vincere.

Climate 200, l’organizzazione che raccoglie fondi per finanziare le campagne elettorali dei candidati ‘teal’, ha nel suo mirino i seggi di Wannon, nel Victoria, detenuto dal ministro ombra Dan Tehan, e Fairfax, nella Sunshine Coast, detenuto dal liberale Ted O’Brien, e ritiene che gli indipendenti ‘teal’ siano competitivi a Bradfield, Sydney, e McPheron, Gold Coast, per rimpiazzare gli ex ministri liberali Paul Fletcher e Karen Andrews, che non contestano le elezioni.

I verdi credono che le proteste per la guerra di Gaza e per la crisi dell’edilizia abitativa, permetteranno loro di conquistare i seggi metropolitani di Wills a Calwell, a Melbourne, e di Blaxland, a Sydney.

Insomma, tutto sembra essere possibile alle elezioni federali del 2025.