MESSINA - Sarebbe dovuto arrivare in quelle ore il braccialetto elettronico disposto, insieme agli arresti domiciliari, per Santino Bonfiglio, 67 anni, reo confesso del femminicidio della ex Daniela Zinnanti. Il dispositivo di controllo, che il gip aveva prescritto nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dopo la denuncia per lesioni presentata dalla vittima il 5 febbraio scorso, non era disponibile al momento dell’esecuzione del provvedimento. Bonfiglio è evaso dalla sua abitazione, e ha ucciso l’ex compagna a coltellate. La donna, 50 anni, massacrata dal suo ex con una quarantina di coltellate, è morta in un bagno di sangue. “Un femminicidio annunciato”, dicono i familiari, epilogo della relazione avuta con Bonfiglio, fermato per l’omicidio e reo confesso. Un rapporto violento, scandito da tanti episodi e culminato nel barbaro assassinio della donna, che lascia due figli avuti da una precedente relazione.
Il delitto è avvenuto nell’abitazione della vittima, nel quartiere messinese Lombardo.

Come detto, l’uomo era ai domiciliari per aggressione, violenza e minacce proprio per una denuncia della donna che era stata picchiata da Bonfiglio ed era finita in ospedale con sette costole fratturate. Precedentemente la vittima aveva presentato un’altra denuncia sempre perché era stata picchiata ma poi l’avrebbe ritirata. Secondo le indagini della Polizia, Bonfiglio sarebbe andato a trovare l’ex per parlare e l’avrebbe uccisa al culmine di una violenta lite, riferisce il legale dell’indagato, l’avvocato Oleg Traclo, che ha trovato il suo assistito “annichilito, scosso nei suoi pensieri”. Aveva incontrato la vittima per “chiarirsi sulla seconda denuncia presentata da Daniela per cui era indagato per lesioni personali e maltrattamenti in famiglia, anche se vivevano in diverse abitazioni”, aggiunge il legale. Secondo l’indagato la donna si sarebbe fratturata le costole perché era caduta in quanto ubriaca e non perché era stata picchiata. A scoprire l’omicidio è stata la figlia della vittima che vedendo il cadavere ha avuto un malore ed è stata portata in ospedale per controlli in quanto incinta di sette mesi. Gli agenti della Squadra mobile hanno trovato l’arma del delitto: un coltello recuperato vicino a un cassonetto non lontano dall’abitazione della vittima.

Il rapporto della coppia secondo testimonianze raccolte dagli investigatori era travagliato: i due si lasciavano e si riprendevano. “Come famiglia siamo disperati per la morte di mia sorella. Più volte io e i miei altri cinque fratelli avevamo detto a Daniela di lasciare quell’uomo violento e di non avere più rapporti con lui. L’ultima volta, dopo l’ennesima denuncia, e dopo che l’aveva mandata all’ospedale si era decisa a chiudere definitivamente i rapporti con questa persona che però non si dava per vinta. Un altro femminicidio annunciato”, dice Roberto Zinnanti fratello della vittima. “Lui non so di cosa si occupasse - racconta - mia sorella badava quando poteva a nostra madre. Daniela era donna stupenda che voleva bene a tutti noi fratelli, a sua figlia e anche a mia madre e faceva quanto poteva per stare più tempo con lei. Purtroppo ha conosciuto quest’uomo violento”.