MESSINA - È durata una manciata di ore la fuga di Stefano Argentino, lo studente universitario 27enne che ha sgozzato davanti a decine di testimoni una collega di facoltà, Sara Campanella, giovanissima studentessa della provincia di Palermo, da due anni nella città dello Stretto per studiare. 

I carabinieri del Comando provinciale messinese l’hanno trovato nascosto in una casa della sua famiglia a Noto, nel Siracusano. Si era allontanato in auto dopo l’omicidio; uno dei testimoni aveva anche tentato di rincorrerlo, sperando di averla fatta franca. Una fuga favorita da qualcuno, sospettano i carabinieri, che ora stanno cercando di identificare chi ha aiutato il femminicida a dileguarsi dopo avere ferito a morte Sara. E in tantissimi si sono ritrovati nella galleria Vittorio Emanuele per manifestare contro l’ennesimo femminicidio.

Oggi, davanti al Gip che dovrà decidere se convalidare il fermo disposto dai Pm ed eseguito dai militari dell’Arma, probabilmente il presunto omicida si avvarrà della facoltà di non rispondere. L’avvocato Raffaele Leone, nominato dai genitori di Stefano – la madre è una casalinga e il padre un muratore – non ha ancora deciso se accettare il mandato. “La famiglia è sconvolta”, ha detto. 
Sotto choc, annientati dal dolore i familiari della giovane vittima originaria di Misilmeri, in provincia di Palermo. Lo zio e il fratello di Sara sono andati al Policlinico, dove è stata portata la salma della studentessa e dove verrà eseguita l’autopsia. “È cresciuta con noi – ha detto lo zio –; era piena di sogni e voglia di vivere”. È distrutto anche Antonino Fricano, il giovane di Bagheria che da qualche mese si era fidanzato con Sara. “Ciao amore mio; tutto questo non doveva succedere, non a noi due. Mi è stato tolto un pezzo del mio cuore”, ha scritto sui social. 

All’indagine, condotta dai carabinieri in tempo record, hanno contribuito i racconti dei testimoni dell’omicidio, che hanno subito descritto l’assassino, le immagini di videosorveglianza della zona - un’area trafficata vicina allo stadio - e i racconti delle amiche di Sara. La ragazza subiva da due anni le attenzioni moleste di Stefano che non si rassegnava a essere respinto. Le colleghe della vittima lo sapevano. E Sara aveva mandato a una di loro un ultimo messaggio: “Il malato mi segue”. 

La 22enne non ha mai sporto denuncia. Forse aveva sottovalutato il pericolo, ma Stefano era fastidioso, pronto a offendersi se non riceveva attenzioni, insistente. Un ragazzo che per il Pm denota “una pericolosità non comune mostrando efferatezza e crudeltà” nell’operato. “Basta, lasciami stare”, ha urlato Sara prima di essere accoltellata. Lui l’aveva seguita dal Policlinico, dove la ragazza svolgeva un tirocinio, poi probabilmente era tornato alla carica. Ne era nata una discussione violenta.