KIEV - La prospettiva di un reindirizzamento degli armamenti statunitensi dal fronte ucraino a quello mediorientale rischia di trasformarsi in un incubo strategico per il presidente Volodymyr Zelensky.  

Secondo quanto riportato dal Washington Post, la pressione esercitata dalla guerra contro l’Iran sulle riserve di munizioni critiche sta spingendo il Pentagono a valutazioni drastiche, che potrebbero lasciare Kiev con scorte estremamente limitate. 

Sebbene non sia stata ancora presa una decisione definitiva, il solo fatto che l’amministrazione Trump stia considerando questa opzione evidenzia la gravità della carenza di munizioni essenziali per le forze Usa. Tra i sistemi a rischio di essere sottratti all’Ucraina figurano i preziosi missili intercettori per la difesa aerea, acquistati tramite un programma Nato lanciato lo scorso anno.  

Il presidente Trump ha minimizzato le preoccupazioni definendo gli spostamenti di armi come una normale gestione logistica, spiegando che gli Usa possiedono molti armamenti in tutto il mondo e che a volte vengono semplicemente spostati da un lato all’altro. Il tycoon ha poi ribadito il suo distacco da Kiev definendo il conflitto nell’Est Europa una situazione terribile, ma sottolineando che l’Ucraina non è la guerra degli Stati Uniti. 

Nonostante l’amministrazione Trump abbia interrotto gran parte dell’assistenza diretta alla sicurezza, Kiev ha continuato a ricevere equipaggiamenti attraverso l’iniziativa PURL (Priority Ukrainian Requirements List), finanziata principalmente dagli alleati europei per l’acquisto di armi americane. 

Il Segretario Generale della Nato, Mark Rutte, ha cercato di rassicurare Zelensky affermando che il supporto finanziato dagli alleati continua ad aumentare, insieme allo scambio fondamentale di informazioni d’intelligence. Tuttavia, fonti diplomatiche avvertono che il ritmo serrato con cui vengono consumate le munizioni nel conflitto contro Teheran solleva dubbi sulla sostenibilità a lungo termine di questo accordo. 

In un’intervista ai media internazionali, Zelensky ha affrontato l’ipotesi di un accordo di pace condizionato: la consegna dell’intero Donbass alla Russia in cambio di garanzie di sicurezza. Il leader ucraino ha avvertito che una tale ritirata comprometterebbe la sicurezza dell’intera Europa. 

Al contempo, Zelensky ha lodato l’iniziativa del Regno Unito volta a sequestrare le navi della “flotta ombra” russa che transitano nelle acque britanniche, un segnale di supporto concreto in un momento in cui l’asse atlantico sembra vacillare.