KIEV - Ci voleva un premier fiammingo laureato in Storia, noto per l’approccio intellettuale alla politica, per aprire uno spiraglio nel “muro” della posizione ufficiale dell’Unione Europea sull’Ucraina. Mentre la linea di Bruxelles resta ancorata all’idea che la guerra possa finire solo con il totale ritiro russo, il primo ministro belga Bart De Wever ha sollevato una questione scomoda: qual è il piano dell’Europa per il “giorno dopo”? 

In un’intervista a L’Echo che ha scosso il Consiglio Europeo, De Wever è stato accusato di voler tornare a importare gas da Mosca a ogni costo. Il premier ha però respinto con forza le accuse di essere “anti-ucraino” citando la storia della sua famiglia, a partire dal fratello Bruno, che durante l’era sovietica portava clandestinamente denaro in Ucraina per finanziare i dissidenti.  

Anche suo padre, Henri Rik De Wever, fu tra i primi ad attraversare il confine dopo la caduta del muro per fondare organizzazioni di aiuto umanitario. “L’idea che io non sia filo-ucraino è per me offensiva, anche a livello emotivo; dobbiamo fare ogni sforzo militare e logistico possibile per Kiev”, ha precisato De Wever. 

Il nodo politico sollevato da De Wever riguarda il ruolo dell’Ue nei negoziati. Secondo lo storico prestato alla politica, è “anormale” che l’Europa paghi il conto economico e militare del conflitto senza sedere al tavolo delle trattative, dove siedono invece statunitensi, russi e ucraini. 

“Se finanzi una guerra e non sei al tavolo, la situazione è molto strana. Dobbiamo puntare a una pace accettabile per l’Ucraina, ma poi chiederci: vogliamo decenni di nuova Guerra Fredda o una normalizzazione?”, ha spiegato. 

De Wever sostiene che, se non si offre alla Russia una remota prospettiva di ripresa dei rapporti economici, il Cremlino non avrà mai un incentivo reale a trattare, convinto che il tempo giochi a suo favore. Senza una vittoria militare netta all’orizzonte (obiettivo che il premier ritiene improbabile dopo il fallimento della controffensiva del 2023) la via diplomatica diventa l’unica alternativa per evitare il logoramento dell’Europa. 

Il premier ha dipinto un quadro geopolitico allarmante, definendo la situazione attuale “un po’ troppo” per le capacità di resistenza dell’Unione a causa delle guerre su due fronti in Ucraina e Medio Oriente, con il rischio di un’escalation in Iran. A questo si aggiunge la pressione delle superpotenze, tra il protezionismo e i dazi degli Stati Uniti da un lato e il dumping industriale della Cina dall’altro. Infine, c’è anche una dipendenza energetica legata a un rapporto troppo stretto con le forniture Usa che rende l’industria europea vulnerabile. 

Nonostante il clamore, De Wever sostiene che molti colleghi nel Consiglio Europeo condividano i suoi dubbi in privato, pur preferendo il silenzio pubblico per evitare “cattiva pubblicità”. Il premier ha commentato con ironia: “Forse sono più intelligenti di me”, sottolineando però che nella stanza del vertice nessuno ha messo in dubbio la sua lealtà, poiché è necessario che qualcuno offra “una prospettiva diversa sulla realtà”.