KIEV - La fragile “tregua energetica” in Ucraina è ufficialmente finita. Nella notte, Mosca ha sferrato un violento attacco al sistema infrastrutturale del Paese, lasciando 50 centri abitati nell’oscurità nella regione di Vinitsia e gettando la capitale Kiev in un’emergenza umanitaria senza precedenti.
Con le temperature precipitate a 20 gradi sotto lo zero, la situazione a Kiev è drammatica. Il sindaco Vitali Klitschko ha riferito che almeno 1.170 edifici residenziali nei quartieri di Darnytsia e Dniprovsky sono rimasti senza riscaldamento.
“È un impatto diretto sulle infrastrutture critiche”, ha denunciato Natalia Zabolotna, a capo dell’amministrazione militare di Vinitsia. I raid hanno colpito non solo centrali elettriche, ma anche asili e strutture civili, attivando le difese aeree della capitale per oltre un’ora sotto una pioggia di droni e missili balistici provenienti dalla regione russa di Bryansk.
L’assalto segna il collasso della breve sospensione dei bombardamenti annunciata lo scorso 29 gennaio dal presidente Usa Donald Trump. L’accordo prevedeva il congelamento degli attacchi russi alle infrastrutture energetiche in vista dei negoziati, ma la ripresa delle ostilità proprio nei giorni più freddi dell’anno sembra confermare il cambio di rotta del Cremlino.
Oltre alla capitale, l’offensiva ha colpito duramente le città vicine alla linea del fronte. Kharkiv è stata colpita nel quartiere di Slobidskyi con missili balistici (attacco che ha lasciato almeno due feriti). Dnipro e Zaporizhzhia sono state colpite da una serie di esplosioni nel corso dell’intera notte. Infine, nella città di Sumy raid sono stati uditi dai residenti nelle prime ore del mattino.
A poche ore dalla ripresa dei colloqui trilaterali ad Abu Dhabi tra Ucraina, Russia e Stati Uniti, Volodymyr Zelensky ha lanciato un durissimo atto d’accusa contro Putin. “Approfittare dei giorni più freddi dell’inverno per terrorizzare la popolazione è più importante per la Russia che ricorrere alla diplomazia”, ha scritto Zelensky sui social. Secondo il leader ucraino, le forze russe hanno impiegato oltre 70 missili e 450 droni in un’unica notte.
Il primo ministro Denys Shmyhal ha confermato che l’obiettivo strategico erano le centrali termoelettriche che alimentano le tre città più popolose del Paese. Zelensky ha ribadito che, senza un aumento della pressione internazionale e l’invio immediato di nuovi sistemi di difesa aerea, Mosca continuerà a preferire l’escalation militare a qualunque soluzione negoziale.