KIEV - Non si ferma la scia di sangue nel conflitto ucraino. Nella giornata di oggi, nuovi raid hanno colpito duramente le aree residenziali, causando vittime civili e scatenando dure accuse da parte delle autorità locali contro la strategia dei bombardamenti “deliberati”.
A Nikopol, nella regione di Dnipropetrovsk, un attacco condotto con un drone ha centrato un minibus. Il bilancio provvisorio è di almeno quattro morti e 16 feriti. Le autorità ucraine hanno denunciato l’episodio come un atto mirato contro la popolazione civile.
Parallelamente, nel distretto Korabelnyi di Kherson, il governatore Oleksandr Prokudin ha riferito di un altro violento bombardamento su zone residenziali. Anche in questo caso si contano quattro vittime, tra cui due donne di 71 e 72 anni e un uomo di 60 anni, oltre a diversi feriti.
La guerra dei droni ha colpito anche il territorio russo, spingendosi fino al distretto di Alexandrovsky, nella regione di Vladimir (a nord-est di Mosca). Il governatore Alexandre Avdeev ha confermato che un drone ha centrato un edificio residenziale di due appartamenti, provocando la morte di una coppia e del loro giovane figlio. L’unica sopravvissuta della famiglia è una bambina di cinque anni, attualmente ricoverata con gravi ustioni.
Mentre sul campo si continua a combattere, emerge un retroscena diplomatico destinato a sollevare forti polemiche in Europa. Secondo una trascrizione citata da Bloomberg e rilanciata dal Guardian, lo scorso ottobre il premier ungherese Viktor Orban si sarebbe rivolto a Vladimir Putin con una frase inequivocabile: “Sono al tuo servizio”.
Il colloquio telefonico faceva parte dei preparativi per un potenziale vertice di pace tra Russia e Stati Uniti. Durante la chiamata, Putin avrebbe indicato l’Ungheria come uno dei pochi Paesi europei, e forse l’unico, accettabile come sede neutrale per un vertice.
I due leader avrebbero inoltre discusso della loro lunga relazione risalente al 2009, esprimendo comune ammirazione per il presidente statunitense Donald Trump, e hanno affrontato la necessità di un incontro preliminare tra il ministro degli Esteri russo e il segretario di Stato Usa per preparare la diplomazia tra le parti.
La conversazione, secondo quanto riportato, si sarebbe conclusa con i saluti di Orban in lingua russa, a suggellare un rapporto che continua a distinguersi per la sua estrema vicinanza al Cremlino rispetto al resto del blocco Ue e Nato.