ABU DHABI – Gli occhi del mondo sono puntati sui colloqui tra Ucraina, Russia e Stati Uniti, iniziati oggi ad Abu Dhabi. Per Washington partecipano gli emissari di Donald Trump Steve Witkoff e Jared Kushner, insieme al segretario dell’Esercito statunitense Dan Driscoll.

La delegazione ucraina è composta dal capo negoziatore Rustem Umerov, dal capo dell’intelligence Kyrylo Budanov, dal consigliere diplomatico Serhii Kyslytsia e dal capo di stato maggiore militare Andrii Hnatov. Per la Russia sono presenti l’inviato del Cremlino Kirill Dmitriev e il capo dell’intelligence militare, l’ammiraglio Igor Kostyukov.

Alla vigilia dell’avvio formale dei colloqui, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha riferito di aver consultato il team negoziale. “Ho parlato con il capo della delegazione, Rustem Umerov. L’intero team era in vivavoce: abbiamo parlato con tutti. Tutti capiscono cosa bisogna fare”, ha dichiarato.

Zelensky ha spiegato che la delegazione ha la facoltà di “scegliere i formati più adatti per i colloqui sul campo”, muovendosi in quello che ha definito “un territorio inesplorato”, per poi aggiungere che “un simile formato si verifica per la prima volta da molto tempo”. Pur non presente al summit, il presidente resterà “in contatto costante” con la squadra.

Da settimane si parla di un accordo quasi concluso per porre fine alla guerra in Ucraina. Lo stesso Trump, a fine anno, dopo l’ultimo faccia a faccia del 2025 con Zelensky a Mar-a-Lago, aveva parlato di un’intesa raggiunta al 95 per cento.

Quel 5 per cento ancora mancante è però apparso finora difficile da colmare, con nodi considerati particolarmente complessi: la questione dei territori contesi, le garanzie di sicurezza per Kiev e il controllo della centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa.

La base del negoziato resta il piano in 20 punti concordato a dicembre tra Kiev e Washington, con le correzioni introdotte nel corso del vertice della coalizione dei Volenterosi tenutosi a inizio gennaio a Parigi. Il piano prevede, tra l’altro, la riaffermazione della sovranità ucraina, un patto di non aggressione tra Russia e Ucraina, solide garanzie di sicurezza per Kiev con il coinvolgimento di Stati Uniti, Nato ed Europa, il mantenimento delle forze armate ucraine a 800.000 effettivi in tempo di pace e l’impegno dell’Ucraina a restare uno Stato non nucleare.

Il documento stabilisce inoltre l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea entro un periodo definito, l’accesso privilegiato al mercato europeo, la creazione di fondi per la ricostruzione e la ripresa economica, un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti e la gestione congiunta della centrale nucleare di Zaporizhzhia da parte di Ucraina, Stati Uniti e Russia.

Sul piano territoriale, il piano riconosce come linea di contatto quella esistente al momento dell’accordo nelle regioni di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson, prevedendo come contrappeso il ritiro delle truppe russe da altre aree e il dispiegamento di forze internazionali lungo la linea.

Il pacchetto include anche misure umanitarie, come lo scambio di tutti i prigionieri di guerra e la restituzione di civili e ostaggi, l’impegno a non modificare gli accordi territoriali con la forza, la libertà di navigazione commerciale sul Dnipro e nel Mar Nero e l’indizione di elezioni in Ucraina il prima possibile dopo la firma dell’intesa.

L’accordo, giuridicamente vincolante, sarebbe monitorato da un Consiglio di Pace presieduto da Trump e dovrebbe entrare in vigore con un cessate il fuoco completo immediato.

Parallelamente ai colloqui di Abu Dhabi, da Mosca arriva una posizione netta. Per mettere fine al conflitto, l’esercito ucraino deve lasciare il Donbass. Lo ha affermato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, citato dai media russi.