KIEV - Era stato il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, il 29 dicembre, a preannunciare una “rappresaglia” in seguito a un tentativo di attacco con droni a una residenza del presidente Vladimir Putin a Valdai, immediatamente smentito da Kiev.
Una rappresaglia che, nella notte tra giovedì e venerdì scorsi, si è materializzata con il lancio di almeno un missile balistico ipersonico Oreshnik sull’ovest dell’Ucraina, ai confini del territorio Nato. Un attacco rivendicato dal ministero della Difesa di Mosca, che ha chiarito che l’incursione, contro quelli che ha definito “obiettivi critici” in territorio ucraino, è stata compiuta “in risposta all’attacco terroristico del regime di Kiev contro la residenza del presidente della Federazione Russa nella regione di Novgorod”.
Decisamente più diretto il commento del vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitrij Medvedev che ha descritto l’attacco con l’Oreshnik un avvertimento per “gli idioti europei al potere (che) vogliono una guerra in Europa. È stato detto mille volte: la Russia non accetterà truppe europee o Nato in Ucraina”.
Nelle stesse ore, Kiev è stata colpita da raid russi che hanno preso di mira in particolare infrastrutture critiche, lasciando senza energia elettrica e riscaldamento la metà dei condomini della capitale, 100mila famiglie, nel pieno di un’ondata di freddo che ha fatto scendere le temperature di diversi gradi sotto lo zero.
Il sindaco, Vitaliy Klitschko, è arrivato a invitare i residenti che hanno la possibilità di farlo, a “lasciare temporaneamente la città per recarsi in luoghi dove sono disponibili fonti alternative di energia elettrica e riscaldamento”. Ed è proprio in seguito all’offensiva su Kiev, che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà nella giornata di oggi, su richiesta dell’Ucraina.
“Un attacco di questo tipo vicino al confine dell’Ue e della Nato rappresenta una grave minaccia per la sicurezza del continente europeo e una prova per la comunità transatlantica. Chiediamo una risposta forte alle azioni sconsiderate della Russia”, ha detto il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha. Intanto, il ministero della Difesa inglese ha annunciato lo stanziamento di 200 milioni di sterline - 230 milioni di euro - per preparare il suo esercito in vista di un possibile dispiegamento di una forza multinazionale in Ucraina, in caso di cessate il fuoco con la Russia.
Da Parigi, invece, emerge che, all’indomani del vertice della coalizione dei Volenterosi, Emmanuel Macron avrebbe incontrato tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento per presentare il piano di dispiegamento di diverse migliaia di soldati francesi in Ucraina, una volta concluso un accordo di pace. Secondo la leader del gruppo parlamentare France Insoumise Mathilde Pano, la Francia potrebbe inviare 6mila soldati sul territorio ucraino. Un numero decisamente ridotto rispetto a quelli anticipati in mesi di indiscrezioni su quali fossero le intenzioni dei Volenterosi.
Ma, rispetto alla possibilità di un dispiegamento di forze europee di peacekeeping in Ucraina, inserita nella dichiarazione finale del vertice dei Volenterosi di Parigi del 6 gennaio scorso, la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova ha fatto sapere che le forze occidentali saranno considerate come “un intervento straniero” e “una minaccia diretta” alla Russia, che pertanto li prenderà di mira come “obiettivi militari legittimi”.