WASHINGTON - Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è tornato a parlare con forza della strategia per porre fine al conflitto in Ucraina, individuando nel leader ucraino il principale freno ai negoziati.
“Dobbiamo convincere il presidente Zelensky ad accettare un accordo”, ha dichiarato Trump in un’intervista rilasciata alla Reuters, sottolineando come, a suo avviso, la disponibilità al dialogo sia attualmente sbilanciata.
Alla domanda se il Cremlino fosse pronto a negoziare, il tycoon ha risposto: “Penso che Putin sia pronto a fare un accordo. Penso invece che l’Ucraina sia meno pronta”. Quando gli è stato chiesto di specificare quale fosse il problema reale, Trump è stato lapidario: “Zelensky”.
Sul fronte delle garanzie di sicurezza, Trump non ha escluso un supporto statunitense, pur chiedendo un maggiore impegno da parte degli alleati oltreoceano. “Se riuscissimo a fare qualcosa, aiuteremo”, ha affermato riguardo alla condivisione di intelligence. Ha poi aggiunto una stima drammatica sulle perdite umane: “Stanno perdendo 30.000 soldati al mese tra loro e la Russia. Ora, l’Europa ci aiuterà in questo”.
Il richiamo all’Europa giunge mentre l’Unione Europea ha appena formalizzato un prestito da 90 miliardi di euro per il biennio 2026-2027, portando il sostegno complessivo di Bruxelles a Kiev a oltre 193 miliardi di euro dall’inizio dell’invasione.
Le parole del presidente Usa hanno trovato immediata sponda a Mosca. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha confermato la valutazione di Trump: “La situazione sta peggiorando giorno dopo giorno per il regime di Kiev. È giunto il momento per Zelensky di assumersi la responsabilità di decisioni che favoriscano la pace, ma lui non lo fa”.
Secondo Peskov, il margine per le trattative si sta restringendo. Il portavoce ha inoltre confermato che la missione diplomatica dell’inviato Steve Witkoff e di Jared Kushner a Mosca avrà luogo non appena le date saranno concordate tra le parti.
Mentre la diplomazia cerca faticosamente spazio, la Russia rivendica importanti successi sul campo di battaglia. Il Capo di Stato Maggiore, Valery Gerasimov, ha annunciato che nelle prime due settimane di gennaio l’esercito russo ha preso il controllo di oltre 300 chilometri quadrati di territorio ucraino, “liberando” otto insediamenti.
Parallelamente, si apre un nuovo fronte di tensione diplomatica con l’Occidente. Mosca ha infatti deciso di espellere un funzionario dell’ambasciata britannica, accusato di appartenere ai servizi segreti di Londra. “Non tollereremo attività di funzionari non dichiarati dell’intelligence sul nostro territorio”, ha dichiarato il ministero degli Esteri russo tramite la Tass.
Il ministero degli Esteri britannico ha risposto duramente, respingendo le accuse come “maligne e infondate” e annunciando che il Regno Unito sta valutando le opzioni per una contromisura.