BRUXELLES - Il Consiglio Agricoltura e Pesca di oggi a Bruxelles si apre in un clima di estrema tensione per il settore primario. La crescente pressione dei costi di produzione, alimentata dal rincaro di carburanti e fertilizzanti a causa della guerra in Iran e della chiusura dello Stretto di Hormuz, ha spinto i ministri europei a ridiscutere le priorità della visione agricola comune.
A margine della riunione, la ministra dell’Agricoltura cipriota, Maria Panayotou, ha sottolineato come l’attuale volatilità del contesto commerciale globale non incida solo sul reddito degli agricoltori, ma sull’intero ecosistema legato alla terra. Secondo Panayotou, lo scambio di opinioni tra i ministri deve ora concentrarsi sulla realizzazione pratica della visione agricola europea, assicurandosi che sia ancora “adeguata allo scopo” e pronta ad adattarsi se necessario.
Il Consiglio tratterà inoltre temi sensibili come la transizione energetica per la pesca e il ruolo dell’agricoltura nei negoziati di libero scambio con i Paesi terzi.
Il punto di rottura più significativo riguarda però il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere entrato in vigore il primo gennaio 2026. Italia e Francia hanno presentato una richiesta congiunta alla Commissione Europea per la sospensione immediata e con effetto retroattivo del cosiddetto “dazio climatico” sui fertilizzanti e sull’ammoniaca.
La ministra francese Annie Genevard ha spiegato che la situazione di stallo economico dei produttori, schiacciati tra prezzi globali bassi e costi di produzione alle stelle, impone un riesame della misura. “L’Unione Europea non è autonoma in materia di fertilizzanti, ne produciamo solo il 40%”, ha ricordato Genevard, precisando che la richiesta di sospensione è una misura temporanea dovuta a circostanze eccezionali e non mette in discussione la filosofia ecologica del meccanismo.
In Francia, per tentare di arginare i rincari, sono già state eliminate le accise sui carburanti agricoli, ma Parigi ritiene che senza un intervento sui fertilizzanti la redditività delle aziende rimanga a rischio.
In linea con la posizione francese, l’Italia (tramite il Masaf) ha sollecitato alla Commissione a utilizzare gli strumenti previsti dal regolamento europeo per neutralizzare i costi a carico degli agricoltori, specialmente nel settore delle grandi colture. Qualora la sospensione del CBAM non fosse percorribile, Roma e Parigi chiedono in alternativa un meccanismo di compensazione immediato, finanziato con le risorse dell’attuale Quadro finanziario pluriennale.
L’Italia ha inoltre invitato la Commissione a presentare quanto prima il Piano europeo per la sovranità dei fertilizzanti. L’obiettivo è duplice: rafforzare la produzione interna a basse emissioni e ridurre drasticamente la dipendenza dall’estero, resa oggi ancora più critica dai rallentamenti nelle catene di approvvigionamento causati dal conflitto in Medio Oriente.