BRUXELLES - In un contesto di profonda incertezza globale, segnato dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e dalla crisi energetica innescata dai conflitti in Medio Oriente, l’Unione Europea e l’Australia hanno suggellato a Canberra un’alleanza strategica attesa da quasi un decennio.  

La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e il primo ministro australiano, Anthony Albanese, hanno chiuso il cerchio su un accordo che non è solo commerciale, ma riguarda la sicurezza nazionale, la difesa e l’accesso ai minerali critici. 

L’accordo con l’Australia rappresenta l’ottavo tassello della strategia europea nell’area Indo-Pacifica (dopo quelli con Giappone, India e Indonesia) e segue di pochi mesi la firma con il Mercosur. L’obiettivo di Bruxelles è chiaro: mitigare la dipendenza dalla Cina e proteggersi dagli shock protezionistici statunitensi. 

“Non possiamo dipendere eccessivamente da nessun fornitore per ingredienti cruciali come il litio”, ha dichiarato von der Leyen al Parlamento australiano, “ed è proprio per questo che abbiamo bisogno l’uno dell’altro”. 

L’intesa porterà all’eliminazione dei dazi su quasi il 100% del commercio bilaterale (con rare eccezioni per l’acciaio Ue), garantendo alle imprese europee un risparmio di oltre un miliardo di euro all’anno fin dal primo giorno. 

Si prevede una crescita dell’export del 33% nell’arco di dieci anni, mentre le case automobilistiche europee beneficeranno dell’innalzamento delle soglie di esenzione per la tassa sulle auto di lusso elettriche in Australia. Da parte sua, Canberra stima che l’accordo porterà un valore aggiunto di 7,8 miliardi di dollari australiani al proprio PIL entro il 2030. 

Per superare le resistenze degli agricoltori europei, specialmente in Francia, l’accesso al mercato Ue per i prodotti sensibili australiani avverrà tramite quote rigorose e graduali. Per la carne bovina è prevista una quota di 30.600 tonnellate, pari allo 0,5% del consumo Ue, da introdurre in dieci anni e riservata prevalentemente ad allevamenti al pascolo. Per la carne ovina e caprina, invece, il limite è fissato a 25.000 tonnellate in sette anni, anch’esse provenienti da allevamenti non intensivi. Infine, lo zucchero e il riso avranno un accesso limitato rispettivamente a 35.000 e 8.500 tonnellate, volumi che rappresentano meno dello 0,3% del consumo interno dell’Unione. 

Uno dei punti più complessi ha riguardato “l’Italian Sounding” praticato dai discendenti degli emigranti in Australia. Il compromesso raggiunto prevede che i produttori australiani possano continuare a utilizzare il termine Prosecco sul mercato interno ancora per dieci anni, con etichette chiaramente distinguibili, ma dovranno cessarne l’uso per l’esportazione.  

Per quanto riguarda il Parmigiano, il prodotto dovrà essere etichettato senza alcun riferimento all’Italia, avviando un processo per ripulire progressivamente il mercato dalle imitazioni, mentre per il Pecorino Romano l’uso dell’aggettivo “Romano” sarà vietato sul mercato al dettaglio entro cinque anni, garantendo così l’esclusiva al prodotto DOP italiano. Infine, l’Australia potrà continuare a utilizzare le denominazioni Feta e Gruyère solo nei casi in cui sia documentato un uso storico di almeno cinque anni. 

Per quanto riguarda le materie prime, l’Australia possiede riserve imponenti di litio, alluminio e manganese, metalli fondamentali per le batterie elettriche e la transizione verde. Un capitolo specifico faciliterà l’accesso europeo a queste risorse, riducendo la vulnerabilità verso Pechino.  

La reazione della Cina non si è fatta attendere: il portavoce del ministero degli Esteri, Lin Jian, ha esortato l’Europa ad abbandonare la “mentalità a somma zero” e a evitare misure protezionistiche. 

I testi ufficiali saranno pubblicati entro la fine del mese, avviando un iter che prevede la firma da parte del Consiglio Ue, il consenso del Parlamento Europeo e la ratifica finale da parte del Parlamento australiano.