BRUXELLES – A Bruxelles è scattata una corsa contro il tempo per prorogare fino ad agosto 2027 la deroga alle norme europee sulla privacy che permette alle piattaforme digitali come Facebook e WhatsApp, di scansionare, su base volontaria, i messaggi alla ricerca di materiale pedopornografico.

Un rinvio necessario per evitare un vuoto normativo: l’attuale deroga scade il 3 aprile, e senza un accordo verrebbe meno lo strumento giuridico che oggi consente a servizi di messaggistica e provider di e-mail di utilizzare tecnologie di rilevamento automatico per individuare e segnalare immagini e video di abusi sessuali sui minori, e casi di adescamento online.

La misura nasce come soluzione ponte in attesa del regolamento definitivo, il cosiddetto Chat Control, i cui negoziati procedono a rilento. Un testo controverso che, imponendo la scansione generalizzata delle conversazioni private, continua a sollevare dubbi su privacy, sorveglianza di massa e tenuta della crittografia end-to-end. Per dare tempo ai legislatori di sbrogliare l’intricata matassa, la Commissione ha messo sul tavolo l’ennesima proroga, ma il voto del Parlamento europeo ha complicato non poco l’obiettivo di arrivare al traguardo entro il 3 aprile. 

L’Aula ha approvato un testo con modifiche significative rispetto alla proposta della Commissione, opponendosi a scansioni indiscriminate e proteggendo la crittografia end-to-end. I deputati chiedono di limitare il rilevamento al materiale già noto e catalogato come abusivo nei database esistenti. Dal canto suo, il Consiglio Ue aveva già approvato la propria posizione senza modifiche.

Il rischio ora è che l’accordo non arrivi in tempo, creando un vuoto giuridico nelle capacità delle piattaforme di rilevare e segnalare contenuti illegali. Per scongiurare questo scenario, la presidenza di turno del Consiglio Ue ha già convocato il primo tavolo dei negoziati.

Il commissario Ue all’Energia Dan Jørgensen, intervenuto in plenaria a ridosso del voto, non ha nascosto le sue perplessità. “La posizione assunta di limitare l’accesso alle sole immagini note significherebbe, in pratica, perdere la battaglia contro le immagini generate dall’intelligenza artificiale che possono spogliare bambini innocenti e indurli a compiere atti sessuali”, ha dichiarato.

“Questo mette a rischio i bambini e crea lacune che semplicemente non dobbiamo tollerare”.  I dati sul fenomeno sono allarmanti: solo nel 2025, ha ricordato Jørgensen, sono state ricevute 21,3 milioni di segnalazioni di sospetto sfruttamento sessuale di minori, un numero 20 volte superiore rispetto al 2010. L’adescamento online è aumentato di oltre 30 volte in cinque anni, fino a 1,4 milioni di segnalazioni nel 2025.