C’è, nella gloria dell’Impero Romano, un desiderio profondamente umano, quasi un capriccio, un’ostinazione comune a noi mortali: quella di sfidare il tempo, di lasciare una traccia che resista all’oblio. A Roma si costruiva per essere ricordati, si scolpiva per tramandare, si incideva nella pietra per non scomparire. I monumenti parlavano ai posteri, i bassorilievi raccontavano le gesta eroiche dei legionari, le statue restituivano le sembianze di chi aveva fatto grande l’Impero. E quando la memoria diventava scomoda, la si colpiva – letteralmente – spezzando il naso alle effigi, come accadde a Nerone, nel vano tentativo di cancellarne il ricordo.

Se per chi a Roma è nato tutto questo può sembrare quasi naturale, parte integrante del paesaggio quotidiano, tutt’altra sensazione si prova quando quell’universo riemerge dall’altra parte del mondo. A Melbourne, tra i profili contemporanei dei grattacieli, il fascino millenario dell’Urbe torna a vibrare con Rome: Empire, Power, People, la mostra inaugurata il 30 marzo al Melbourne Museum, aperta al pubblico dal primo aprile.

Un’apertura elegante, scandita da musica, arte e buon cibo, che ha riunito autorità italiane e australiane, sancendo ancora una volta il dialogo culturale tra i due Paesi. La mostra, curata dal Museo Nazionale Romano con artefatti provenienti anche dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze e sostenuta dal ministero della Cultura, presenta oltre 160 reperti originali – molti dei quali mai usciti dall’Italia – in un percorso espositivo articolato e sapientemente costruito. 

Il racconto si snoda attraverso cinque tappe – Ambizione, Vita, Fortuna, Divinità ed Eternità – in un itinerario non cronologico ma tematico, concentrato tra il I e il III secolo d.C. Una scelta curatoriale che permette di immergersi nella complessità dell’antica Roma, restituendone non solo la grandezza, ma anche la dimensione più intima e quotidiana.

Superato un arco romano ricostruito con cura scenografica, si entra nel cuore della narrazione. Ambitio. L’Ambizione apre il percorso, riportando il visitatore alle fondamenta dell’Impero. Su un pannello interattivo scorrono le immagini delle Idi di marzo: le ventitré coltellate inferte a Giulio Cesare. Non siamo certo a Largo Argentina, vicino a quel muro dove si è consumato uno dei delitti più importanti della storia, eppure la scena prende forma davanti ai nostri occhi con una forza sorprendente.

Si passa poi alla Vita, forse la sezione più delicata e coinvolgente. Qui la grande storia si intreccia con quella domestica. In un angolo, quasi nascosto, un piccolo carretto giocattolo trainato da cavalli – un oggetto grazioso e rarissimo – restituisce l’eco dell’infanzia di duemila anni fa. Poco più in là, le terme pubbliche, ricreate magistralmente con giochi di luce dalle tonalità blu, evocano momenti di socialità e svago, restituendo il respiro della quotidianità romana.

Con Fortuna entrano in scena amuleti e oggetti propiziatori, testimoni di una costante ricerca di protezione e buon auspicio. Un bisogno, quello di affidarsi alla sorte, che attraversa i secoli e arriva intatto fino a noi. Poi proseguiamo per Divinus.

È senza dubbio la sezione più suggestiva, e per certi versi solenne. Al centro domina Giove, con una grande maschera marmorea collocata su uno sfondo di nubi in movimento, quasi a evocare la presenza tangibile del divino. Tra i reperti, colpisce una lapide incisa con il saluto del defunto ai passanti. “Un modo per non essere dimenticati, per continuare a esistere nella memoria degli altri”, spiega la restauratrice del Museo Nazionale Romano Silvia Borghini.

Infine, Aeternus. L’Eternità. Roma dopo la caduta dell’Impero nel 476 d.C., la sua rinascita nel Rinascimento e nel Barocco, fino a diventare la capitale dell’Italia moderna. Una città che non smette di reinventarsi, restando fedele alla propria identità. “Passeggiare tra queste sale darà l’impressione di camminare in una città romana”, osserva Barbara Arbeid, archeologa e curatrice del Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

È proprio questa la forza della mostra: rendere la storia non solo comprensibile, ma viva, attuale. Un racconto che parla anche al presente. “Abbiamo voluto raccontare Roma non solo attraverso gli imperatori, ma attraverso le persone – famiglie, donne, bambini – e gli oggetti della vita quotidiana”, sottolinea Eugenio Martera, amministratore delegato e direttore artistico di Contemporanea Progetti. E aggiunge: “Una mostra su Roma, qui in Australia, significa anche dialogare con una comunità italiana profondamente radicata, riconoscere le sue origini e rafforzare un legame profondo”.

Tra i dettagli più affascinanti, i gioielli romani presentati da Giulia Basilischi, conservatrice e restauratrice, raccontano un mondo in cui la cura di sé era parte integrante della cultura. Raffinati, eleganti, e sorprendentemente moderni.

A rendere l’esperienza ancora più completa, un tocco tutto italiano – Brunetti Classico apre per l’occasione un caffè all’interno del museo, e offre ai visitatori una pausa dal sapore familiare. Determinante anche il sostegno degli sponsor privati, tra cui la famiglia Pellicano, insieme ad altre realtà imprenditoriali italo-australiane come Crema, Scalzo e Lanteri.

“Questa mostra rappresenta molto più di un evento culturale: è un segno concreto del dialogo profondo tra Italia e Australia”, sottolinea nel corso dell’inaugurazione l’ambasciatore d’Italia in Australia Nicola Lener. Gli fa eco il ministro delle Industrie Creative dello Stato del Victoria, Colin Brooks, che ribadisce l’orgoglio nell’ospitare un’esposizione di tale rilevanza internazionale. 

Alla fine, quando ci avviamo verso l’uscita, resta la sensazione di aver attraversato una storia profondamente umana, fatta di ambizione, fragilità, bellezza e memoria.

“Questa è una testimonianza di come la cultura possa viaggiare e creare connessioni”, conclude Martera.

Assenti, per via della delicata situazione internazionale, la direttrice del Museo Nazionale Romano Federica Rinaldi e le archeologhe Carlotta Caruso e Sara Colantonio, curatrici della mostra, che hanno contribuito in modo decisivo alla selezione e all’organizzazione dei reperti.