Nella comunità italiana in Australia ci sono molte persone che ogni giorno si prendono cura di un familiare con disabilità. Sono mogli, mariti, figli o amici. Lo fanno con amore, ma spesso anche con fatica.

Queste persone sono chiamate carers, ovvero assistenti non pagati. A loro è dedicata una nuova iniziativa: il progetto Facilitating Connections, organizzato da CIRCA (Culturally Inclusive Research Centre Australia) e finanziato dal governo federale australiano.

Nata con l’obiettivo di comprendere meglio i bisogni dei carers, individuare le informazioni di cui hanno bisogno e contribuire a migliorare i servizi in futuro, questa iniziativa vuole dare spazio e ascolto a chi ogni giorno si prende cura degli altri.

Il progetto prevede piccoli incontri di gruppo (focus group), durante i quali i partecipanti possono condividere liberamente la propria esperienza. Gli incontri durano circa 90 minuti e si svolgono in presenza oppure online.

Si tratta di un ambiente tranquillo e rispettoso, dove non esistono risposte giuste o sbagliate. Tutto ciò che viene condiviso resta confidenziale. Per partecipare, la persona assistita deve avere un’età compresa tra i 9 e i 64 anni.

È previsto un compenso di 120 dollari come riconoscimento per il tempo dedicato.

Molti carers si sentono spesso soli e non sempre sanno a chi rivolgersi o quali servizi siano disponibili. Questo progetto nasce proprio per far emergere i bisogni reali, migliorare l’accesso alle informazioni e contribuire a creare servizi più utili e concreti.

Chi fa parte della comunità italiana e conosce qualcuno che si prende cura di una persona con disabilità può considerare questa opportunità. Partecipare significa condividere la propria esperienza, contribuire al futuro di altri carers e far emergere la voce della comunità.

Il progetto è seguito dal research consultant Giovanni Maria Pontieri, contattabile al numero 0424527634 (anche via SMS) oppure via email all’indirizzo pontieri.giovannimaria@gmail.com per ricevere ulteriori informazioni.

Si consiglia di contattarlo il prima possibile, poiché i posti sono limitati.

Spesso chi aiuta gli altri resta in silenzio, ma senza di loro molte famiglie non potrebbero andare avanti. Ascoltarli è un primo passo necessario per costruire una società più attenta.