Ci sono nel mondo luoghi rarissimi in cui la popolazione supera allegramente il traguardo del secolo: piccoli angoli del pianeta dove la longevità si intreccia con la quotidianità e dove raggiungere i cent’anni non è un evento straordinario quanto, piuttosto, una conquista serena della vita. Il Belpaese, con le sue celebri zone blu, è spesso citato tra questi; ma negli ultimi decenni anche l’Australia si è fatta spazio in questa curiosa geografia del tempo lungo.

Complice sicuramente una genetica fortunata e uno stile di vita sano, questi individui racchiudono in sé così tanta storia e insegnamenti preziosissimi che viene spontaneo chiedersi quali misteriosi segreti si celino dietro la loro eccezionalità biologica.
Eppure, ascoltando i racconti dei protagonisti, il quadro che emerge è sorprendentemente semplice, quasi disarmante, nella sua normalità. Nessuna formula miracolosa, nessun elisir nascosto, ma piuttosto una filosofia quotidiana fatta di lavoro, dedizione e una straordinaria capacità di affrontare la vita con dignità.

La storia di Francesco “Frank” Ortisi rientra perfettamente in questa categoria.
Nato il 1 marzo 1926 nella graziosa cittadina siciliana di Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa, Francesco cresce negli anni Trenta, in un’Italia che attraversa profondi cambiamenti. Fin da giovanissimo dimostra un carattere determinato e una forte etica del lavoro, qualità che diventeranno il filo conduttore della sua lunga esistenza. Ancora bambino, quando ha appena otto anni, muove i primi passi nel mestiere che segnerà la sua vita: quello del barbiere.

Nel salone dello zio impara con pazienza i gesti del mestiere, mentre con il tempo affina la tecnica e si guadagna la reputazione di barbiere capace e rispettato, tanto da aprire un proprio salone nella città natale. Ma il dopoguerra è anche l’epoca delle partenze. Come molti italiani della sua generazione, anche lui guarda oltre l’orizzonte. Nel 1953, a soli 27 anni, prende una decisione destinata a cambiare il corso della sua vita: emigrare in Australia.

Il viaggio è lungo e carico di speranza. Quaranta giorni di navigazione sulla nave The Sydney, attraversando l’oceano con tante aspettative. Quando arriva a Melbourne non conosce nessuno, ma porta con sé una qualità preziosa: la volontà di costruire qualcosa.
Si stabilisce a Moonee Ponds, quartiere allora popolato da molti immigrati europei, dove trova quasi subito lavoro come barbiere. È qui che la sua storia personale inizia a intrecciarsi con quella della famiglia che sogna di costruire.

Nel 1955 sposa Giuseppa, la donna che diventerà il grande amore della sua vita. Il loro è un matrimonio d’altri tempi, nato attraverso lettere affettuose spedite in Italia e celebrato per procura – una pratica allora piuttosto comune tra gli emigranti. Giuseppa lo raggiunge in Australia nel 1957 e insieme acquistano la loro prima casa proprio nel sobborgo.

Francesco Ortisi con la moglie Giuseppa poco dopo il suo arrivo in Australia, immortalati durante una festa tra amici nei primi anni della loro nuova vita.

Nel 1966 nasce la figlia Nella, che porta nella coppia una gioia immensa. 
Nel frattempo, la sua carriera continua con la stessa costanza che lo ha sempre contraddistinto. Dopo i primi anni a Moonee Ponds, per oltre trent’anni lavora in un salone a Niddrie, su Keilor Road, diventando un volto familiare per generazioni di clienti.
Chi lo ha conosciuto dietro la poltrona del barbiere ricorda “un uomo preciso, instancabile e sempre elegante nei modi”. Il lavoro, per lui, è una vocazione quotidiana.

Eppure, dietro questa vita operosa, si intravede soprattutto la figura di un uomo profondamente legato alla famiglia. Un tratto che la figlia Nella racconta con affetto e un pizzico di nostalgia.
“È sempre stato un gran lavoratore, ma era anche molto severo con me. Io sono figlia unica, quindi sì, a volte era duro. Ma con il tempo capisci che quell’atteggiamento era solo un modo per insegnarti a stare al mondo”, spiega Nella.

Un carattere deciso, quello di Frank, che riflette pienamente la sua identità siciliana. Quando ci sono problemi in famiglia non si tira indietro. “Da giovane non era uno che restava a metà – ricorda ancora la figlia –. Se c’era una difficoltà, lui si metteva davanti e la affrontava”.

Anche nelle piccole cose quotidiane emerge il suo spirito profondamente italiano. Per anni la sua alimentazione è stata quella semplice e genuina della tradizione: pane, pasta e prodotti dell’orto. “Pane e pasta sempre”, racconta Nella. 

Poi, circa trent’anni fa, la scoperta inattesa: la celiachia. Una diagnosi che inizialmente sembra quasi una piccola tragedia domestica. “Per tutta la vita aveva mangiato solo glutine”, ricorda la figlia. “Quando ha scoperto di essere celiaco è stato uno shock”. Con il tempo, però, supera anche quella difficoltà. 

Oltre al lavoro, Frank ha sempre coltivato un’altra passione profonda: il giardinaggio. Nel suo orto non mancano mai pomodori maturi e verdure di stagione. “Gli piaceva stare in giardino, dove coltivava e si divertiva a mangiare quello che produceva”.
Ma il 2008, con la morte della moglie Giuseppa, segna un momento doloroso della sua vita. Dopo 53 anni di matrimonio, la perdita è profonda. “Ancora oggi porta la fede nuziale” spiega la figlia, segno silenzioso di un legame che il tempo non ha spezzato. Straordinariamente, “ha vissuto in piena autonomia fino allo scorso dicembre”, incarnando quella resilienza discreta che spesso caratterizza i pionieri dell’emigrazione italiana.

E mentre amici e familiari celebrano il suo centesimo compleanno, ripensando alla figura del padre, Nella riassume tutto con parole cariche di gratitudine: “Quando sei giovane non capisci perché un padre sia così severo. Poi cresci e diventi più saggia. E allora comprendi che tutto quello che ha fatto era solo per darti una vita migliore”.