Il recente aumento dei tassi di interesse, in un momento storico in cui i cittadini australiani stanno già facendo i conti con “budget ridotti”, e le incertezze galoppanti stanno drasticamente rallentando il mercato immobiliare in tutta Australia. I mercati di Sydney e Melbourne, in particolare, stanno infatti guidando un calo netto, rispettivamente a -2,7% e a -0,9%, secondo i dati pubblicati da CoreLogic.
Jarred Holt e Aurora Ricci, lui dipendente amministrativo alla University of Melbourne e lei insegnante in un asilo nido, hanno deciso di ‘boicottare’ il sogno australiano e di guardare letteralmente altrove, preferendo l’Italia a qualsiasi altra possibilità in Victoria.
“Quando è nato il nostro primo bambino, ormai tre anni fa, abbiamo provato a cercare una casa nell’area regionale dello Stato, partendo da Castlemaine e Kyneton. Non siamo stati in grado di acquistare immediatamente, quindi abbiamo optato per un affitto temporaneo. Poco dopo, è esplosa l’emergenza pandemica”, ha raccontato Holt.
Piani rimandati, attività commerciali chiuse, impossibilità a visualizzare abitazioni in prima persona e ispezioni in digitale. Dopo aver partecipato a svariate aste online, sulla piattaforma Zoom, l’unica possibilità per la coppia restava una casa a Castlemaine, con due camere da letto e nella loro fascia di prezzo.
“Ma alla fine è stata venduta a 50mila dollari in più rispetto al prezzo di partenza – ha spiegato –. Ci siamo sentiti decisamente abbattuti, come se fossimo costantemente costretti a dover risparmiare di più per il deposito. Mia moglie, poi, aveva perso il lavoro durante la pandemia, quindi ci stavamo già spingendo oltre il nostro limite. Non volevamo restare impantanati in un prestito per trent’anni, non sapendo cosa sarebbe cambiato alla fine degli isolamenti forzati”.
La coppia si è ritrovata presto travolta da continue domande: “Stiamo acquistando al vertice di mercato, quando i costi delle case sono al loro massimo? Cosa accadrebbe se i tassi di interesse aumentassero? – ha continuato Holt –. Prima della crisi pandemica avevamo intenzione di trasferirci nel Bel Paese per un anno; di fronte alle ripetute difficoltà, abbiamo pensato di farlo in maniera permanente. Abbiamo preparato tutto e abbiamo raggiunto l’altra parte del mondo”.
Insieme ai loro due bambini di tre anni e un anno, i coniugi si sono definitivamente trasferiti ad Arezzo lo scorso marzo. Dopo la prima “scossa culturale” e le criticità ad adattarsi alla burocrazia locale per ottenere il permesso di soggiorno – “La questura ha addirittura bloccato mia moglie su WhatsApp, che rappresenta l’unico mezzo per poter fare domande o per prenotare un appuntamento”, ha aggiunto –, la famiglia sente di essersi già integrata nel tessuto sociale della città toscana.
“Mia moglie mi aveva avvisato delle profonde differenze tra i due Paesi; sto cercando ancora ad abituarmi al fatto che le persone accavallano sempre le proprie voci a tavola, parlando tutti in una volta! – ha raccontato Holt, ridendo –. Però, sono rimasto positivamente sorpreso dalle numerosissime attività comunitarie a disposizione. Adoro le sagre, le piccole feste di paese; una sera siamo usciti per vedere un film all’aperto e poco distante c’era un caratteristico festival celtico. Per non parlare poi dei pranzi e delle cene in famiglia”.
E mentre Ricci sta già lavorando come insegnante di inglese in una scuola privata e come educatrice in un asilo nido, Holt è alla ricerca di un lavoro in diverse università per stranieri a Firenze. Dopo i primi mesi di adattamento al nuovo stile di vita, i coniugi sono adesso alla ricerca di una casa e hanno già prenotato alcune abitazioni da ispezionare nelle prossime settimane.
“La fascia di prezzo è inclusa tra i 150mila e i 250mila dollari per case grandi in ottime condizioni, tanto meno se consideriamo un appartamento – ha spiegato Holt –. C’è sicuramente una grande differenza in relazione al costo della vita e ai salari, ma con un prestito a sei cifre più il deposito, non potevamo permetterci nulla in Australia”.