L’ultima volta che ho incontrato Domenic – ‘Mick’ per gli amici e famigliari – e Pauline Toscano è stato durante una bellissima serata, organizzata per beneficenza, nel ‘Salone Carrick’, una delle tre sale del loro grande centro di ricevimenti Melrose Reception Centre. Il Melrose è uno dei locali di ricevimenti più noti della città, costruito agli inizi degli Anni ‘80 su progetto del talentuoso architetto Ermin Smrekar, seguendo le indicazioni dell’allora proprietario del terreno, il noto immobiliarista Tony Lo Giudice.
 
Sono tornato dai coniugi Toscano nella loro antica, grande e meravigliosa casa, mi hanno accolto con calore nel salotto splendidamente arredato da sedie e tavoli da caffè del periodo barocco. Dall’ampio e luminoso soggiorno si scorge il giardino e la piscina, circondata da alberi, cespugli e da grandi vasi con piante in fiore. Volgo lo sguardo a Domenic, lui a me, sorridiamo e gli faccio i complimenti per la bella casa. Domenic tentenna il capo come a ringraziarmi poi, con voce pacata, afferma: “E pensare che quando sono arrivato a Melbourne, il 26 gennaio 1955, con la nave Australia, a 17 anni, l’unica stanza che siamo riusciti a trovare, a Footscray, era una grande stanza con sette o otto letti tutt’intorno alle pareti e la cucina, per prepararci un piatto di minestra, si poteva usare a turno”.

Domenic si ferma con lunghe pause, come fosse una fatica far ritornare alla mente i fiumi di timidi ricordi del passato; della sua infanzia nel suo paese di nascita, Ferruzzano, piccolo borgo situato in provincia di Reggio Calabria. 
Sveglio, diligente e con un pizzico di ambizione Domenic trascorse quattro anni nella locale scuola elementare imparando tutto ciò che riusciva in classe e lasciando poi i banchi di scuola a soli nove anni, per intraprendere il mestiere di calzolaio. Il 1954, quando Domenic aveva circa 16 anni, è uno di quegli anni dove giovani e famiglie ansiose di trovare un futuro migliore iniziano a rivolgere le proprie attenzioni verso quei Paesi più bisognosi di mano d’opera in tutti i settori, da quello industriale a quello commerciale ed agricolo.  Così, anche Domenic Toscano, decise di lasciare la Calabria per ricominciare una vita, pur ancora così giovane, in un luogo nuovo e promettente: l’Australia.
 
Documenti e procedure burocratiche assolte, per Domenic è tempo di partire: “Le storie che si ripetevano in paese – mi ha raccontato Domenic – erano sempre le stesse, sfruttamento di tanti giovani che, magari, dopo un mese di lavoro, erano costretti ad attenderne almeno due o tre per essere pagati. Pagati tra l’altro con una misera busta paga che ti veniva consegnata non come una dovuta remunerazione per quanto fatto, ma quasi come fosse una elemosina. Purtroppo, la frustrazione e la rabbia di tanti giovani, magari già sposati con figli piccoli, non si tramutava sempre in una ricerca di una via d’uscita, si discuteva, ci si lamentava, ma si percepiva la disoccupazione come una malattia dilagante senza cura. Proprio per questo, appena ho ricevuto la lettera che mi consentiva di emigrare, ho iniziato a non pensare ad altro che al giorno in cui sarei salito a bordo di quella nave che mi avrebbe condotto in Australia”.

E così il primo gennaio del 1955, al porto di Messina, Domenic Toscano sale a bordo dell’Australia, prima motonave a essere costruita dopo la Seconda guerra mondiale. A bordo oltre al 17enne Domenic si trovano parecchi paesani di Ferruzzano, fra i quali i Brancatisano e i Ballato che gli fanno compagnia.

Così, dopo un lungo viaggio di 25 giorni, mercoledì 26 gennaio 1955, la nave approda a Station Pier di Melbourne e, a parte alcuni zii, non vi era nessun altro a dare il benvenuto a Domenic in terra australiana. Già all’inizio della nuova settimana, lunedì 31 gennaio, Domenic è alla ricerca di un lavoro nella immensa zona industriale di Footscray-Altona-Sunshine-North Melbourne dove, in quei tempi, non era affatto difficile trovare un lavoro. 
Ci troviamo, infatti, in un periodo della storia d’Australia in cui i datori di lavoro stessi si recavano al porto per trovare giovani intraprendenti che volessero lavorare nelle industrie che stavano prendendo piede e crescendo. Domenic ricorda la sua indecisione tra cercare un lavoro presso la grossa azienda di pneumatici Olympic Tyres, dove qualcuno gli aveva detto che cercavano manodopera, oppure bussare alla porta di un’altra, dove si costruivano finestrini di vetro per automobili. La seconda opzione fu quella giusta e più tardi si rivelò anche la migliore dove ben presto fece amicizia con il capo reparto, un tedesco che capiva un po’ d’italiano e lo trattava bene.

L’obiettivo di Domenic era riuscire a guadagnare abbastanza da avere soldi per l’anticipo di una casa che voleva acquistare nella zona di Moonee Ponds per poi farsi raggiungere in Australia da sua sorella Grazia, più piccola di lui. È ancora molto giovane Domenic quando, nel corso di una delle tante feste di famiglia, incontra la giovanissima Pauline Spanò, figlia del rispettato militare Paolo Spanò, e manco a pensarci due volte, qualche tempo dopo, nel 1959, quando lui aveva appena 19 anni e lei solo 16 anni, la conduce all’altare della chiesa di St. Mary, di Ascot Vale, per diventare marito e moglie. “Eravamo una bellissima coppia di giovani innamorati”, ricorda Pauline, e Domenic approva sorridendo, con una bella luce che appare nei suoi occhi emozionati.

Nel corso degli anni, con sempre maggiore dimestichezza nell’inglese, Domenic ha l’occasione di cambiare molti lavori, dalla gestione di negozi di frutta e verdure, fino agli inizi degli anni ‘70, al lavoro di rappresentante di zona della compagnia T&G Insurance. Alla fine degli anni ‘70, Domenic entra nel settore della ristorazione e va a gestire il Florentino Cafè, di Bourke Street, di Branco Tocigl, locale dove i figli di Domenic, John e Paul, lavoravano già per alcuni anni. Come tanti altri ristoranti della City, Florentino Cafè va molto bene e Domenic contribuisce alla crescita del ristorante apportando dei cambiamenti all’interno del locale.
 
È il 1984 quando Domenic viene a conoscenza che le cose al nuovissimo locale di ricevimenti Melrose Reception Centre, aperto da appena un paio d’anni, non andavano troppo bene e fa di tutto per acquisirlo, vi riesce e da allora in poi per i prossimi 38 anni il locale, che all’inizio era costituito solo dal ‘Grand Ballroom’ capace di accogliere fino a 600 persone, e del salone più piccolo ‘Excelsior Room’ di circa 130 commensali, si è rivelato un grande, inaspettato e straordinario successo.“Quindi alcuni anni dopo decidemmo – aggiunge il figlio John – di affiancare ai due saloni esistenti un terzo, grande e luminoso, il ‘Carrick Room’, capace di accogliere fino a 350 persone e che ben presto diventerà il salone preferito dai clienti della grande comunità italiana di Melbourne e anche di altre grosse comunità.

Infatti, il ‘Carrick Room’ per l’eleganza del suo disegno, la sua pista da ballo a forma circolare e il meraviglioso chandelier creato appositamente per il locale, nel corso di tutti questi anni è diventato un ricercato locale, ideale per grandi manifestazioni comunitarie di associazioni, sodalizi, club sportivi, scuole, bellissime presentazioni e sfilate di alta moda e anche per le visite alla comunità italiana di Melbourne di tre primi ministri.
 
“Tutto è stato – interviene Pauline Toscano –  come un bellissimo viaggio. E per noi e per la nostra famiglia è stata una meravigliosa e indimenticabile parentesi di avvenimenti e di grandi soddisfazioni”. 
Fa una pausa, e in riferimento alla prossima chiusura del centro, a dicembre, tentenna il capo e aggiunge: “Ma per ogni cosa c’è sempre una conclusione. E così sarà per il Melrose”.

“Ciò che mi spiace tanto – aggiunge Domenic – è che nessuno dei miei sei nipoti si è fatto avanti a dimostrare un certo interesse a proseguire su tutto ciò che io e miei figli in tutti questi 38 anni abbiamo creato con tanta fatica e sacrifici. Io sarei stato pronto a dar loro una buona mano. Ma i giovani d’oggi hanno altre idee, altre finalità e poi quando non manca loro nulla non dimostrano nessuna intenzione di sporcarsi le mani come abbiamo dovuto far noi. Creare qualcosa dal nulla o con poco. Lasciamo spazio a loro e accontentiamoci di aver fatto la nostra parte e mettiamoci da parte a riposare”.

Di nuovo interviene Pauline e, con un filo d’emozione, raggiunge con la mano il braccio del marito, seduto vicino a lei, e gli dichiara: “Hai fatto un lavoro meraviglioso! Sei stato magnifico”.