BUDAPEST - Una massiccia indagine giornalistica internazionale ha portato alla luce quello che viene definito un sistema di “coordinamento ombra” tra l’Ungheria e il Cremlino. Attraverso trascrizioni riportate da The Insider e dai suoi partner investigativi, emerge come il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, abbia agito per conto di Mosca per ammorbidire il regime sanzionatorio europeo.
Il cuore delle rivelazioni riguarda le pressioni esercitate da Budapest per rimuovere figure vicine a Vladimir Putin dalle liste nere dell’Ue. In una telefonata intercettata, il ministro russo Serghei Lavrov contatta Szijjártó “su richiesta di Alisher” (riferendosi all’oligarca Alisher Usmanov) per sollecitare la rimozione della sorella di quest’ultimo, Gulbakhor Ismailova, dalle sanzioni.
La risposta di Szijjártó conferma una strategia concertata: “Insieme agli slovacchi stiamo presentando una proposta all’Unione Europea per la sua rimozione. Faremo del nostro meglio”. Sette mesi dopo quel colloquio, Ismailova è stata effettivamente espunta dalla lista Ue, insieme all’imprenditore Viatcheslav Moshe Kantor e al ministro dello Sport russo Mikhail Degtyaryov, a seguito della minaccia di Ungheria e Slovacchia di bloccare la proroga semestrale dell’intero pacchetto sanzionatorio.
L’inchiesta rivela che il ruolo dell’Ungheria andava oltre il destino dei singoli individui. Szijjártó avrebbe riferito al viceministro dell’Energia russo, Pavel Sorokin, di star facendo il possibile per “abrogare” o bloccare pacchetti sanzionatori cruciali, in particolare quelli mirati alla “flotta ombra” russa (le petroliere che eludono i tetti di prezzo occidentali).
Nei colloqui emergono anche pesanti giudizi verso i vertici europei: Szijjártó avrebbe apostrofato l’allora Alto Rappresentante Josep Borrell come il “Biden europeo”, mentre Lavrov lo definiva la sua “più grande delusione”. Il ministro ungherese avrebbe concluso una delle chiamate assicurando ai russi: “Sono sempre a vostra disposizione”.
Il ministro ungherese non ha smentito l’esistenza dei colloqui, ma ha reagito con sarcasmo sui social media, accusando i servizi segreti stranieri di intercettarlo con la complicità di giornalisti indipendenti. “Hanno fatto una scoperta clamorosa: hanno dimostrato che in privato dico le stesse cose che dico al telefono. Ottimo lavoro!”, ha scritto Szijjártó.
Il ministro ha ribadito la linea politica di Budapest, definendo le sanzioni un “fallimento” che danneggia l’Europa più della Russia. Ha inoltre confermato che l’Ungheria continuerà a opporsi a qualsiasi misura che colpisca individui o aziende ritenuti essenziali per la sicurezza energetica nazionale o per il raggiungimento della pace, aggiungendo di consultarsi regolarmente anche con paesi extra-UE su questi temi.