BUDAPEST - A meno di una settimana dalle elezioni politiche del 12 aprile, la sfida per la leadership in Ungheria entra nella sua fase più delicata. Mentre i sondaggi descrivono un margine di vantaggio per l’opposizione europeista guidata da Peter Magyar, il numero di indecisi resta altissimo, rendendo il risultato tutt’altro che scontato.
In questo scenario, gli Stati Uniti hanno deciso di scendere in campo direttamente: il vicepresidente JD Vance è arrivato a Budapest per offrire un sostegno esplicito al premier nazionalista Viktor Orban, al potere da 16 anni.
Partito lunedì sera dalla base aerea di Andrews, Vance ha dichiarato alla stampa di essere entusiasta di raggiungere il “buon amico” Orban. “Discuteremo di relazioni bilaterali, ma certamente anche di Europa e Ucraina”, ha affermato il vicepresidente 41enne, noto per essere uno dei critici più feroci dei governi centristi europei e un convinto sostenitore delle destre radicali nel Vecchio Continente.
Il programma ufficiale prevede un incontro bilaterale con un colloquio privato tra il vicepresidente e il primo ministro per discutere la strategia comune, seguito da una conferenza stampa congiunta per ribadire pubblicamente la solidarietà di Washington. Vance terrà inoltre un discorso dedicato al ricco legame tra le due nazioni e concluderà la visita presenziando allo stadio Mtk Sportpark per il comizio finale della campagna elettorale di Fidesz.
Per l’amministrazione Trump, Orban rappresenta una risorsa preziosa. Washington vede nel premier ungherese un interlocutore capace di facilitare una rapida conclusione del conflitto in Ucraina attraverso un accordo con la Russia. Allo stesso tempo, la Casa Bianca utilizza Budapest come cuneo per mantenere divisa un’Unione Europea il cui eccessivo rafforzamento è visto con diffidenza dagli interessi statunitensi.
Vance, in particolare, ha più volte accusato l’Europa di imporre “politiche green e immigrazione incontrollata” contro la volontà popolare, identificando nel modello ungherese un baluardo ideologico contro il “mainstream” di Bruxelles.
La visita di Vance non è un caso isolato, ma il culmine di un’offensiva diplomatica iniziata già nel marzo 2026, quando il Segretario di Stato Marco Rubio aveva visitato il Paese parlando di una “età dell’oro” nel rapporto tra Stati Uniti e Ungheria. A questo si è aggiunto il sostegno diretto del presidente Trump, che in un messaggio ufficiale dallo Studio Ovale ha definito Orban un leader forte impegnato a difendere cultura e sovranità.
Da parte sua, il governo di Budapest ha accolto con favore questi segnali, con il portavoce Zoltan Kovacs che ha celebrato su X la visita di Vance descrivendola come la conferma di un’alleanza duratura.
Tuttavia, lo sfidante di centrodestra Peter Magyar (leader del partito Tisza) ha lanciato un monito: “L’aiuto da Est e da Ovest ha sempre un prezzo”. Secondo l’ex collaboratore di Orban, il sostegno Usa potrebbe nascondere accordi militari segreti di cui l’opinione pubblica non è a conoscenza.