ROMA - L’assegno di divorzio può essere riconosciuto anche dopo lo scioglimento di un’unione civile, applicando gli stessi principi previsti per le coppie sposate. Lo ha stabilito la prima sezione civile della Cassazione, affrontando il caso di due donne dopo la fine del loro rapporto. 

Secondo la Corte, l’assegno può essere riconosciuto se emerge l’inadeguatezza dei mezzi del richiedente e se ricorre una delle due funzioni previste: quella assistenziale, per garantire una vita autonoma e dignitosa, e quella compensativa, per equilibrare eventuali sacrifici fatti durante la convivenza, come il contributo alla famiglia o alla formazione del patrimonio comune. 

La Cassazione sottolinea che, se ricorre solo la funzione assistenziale, l’assegno deve coprire le necessità essenziali della persona. Se invece c’è anche la funzione compensativa, l’importo tiene conto del contributo fornito alla vita familiare e al patrimonio dell’ex partner. 

Il caso riguarda lo scioglimento di un’unione civile costituita nel 2016. Una delle due donne aveva chiesto l’assegno. Il tribunale di Pordenone aveva accolto la domanda, fissando l’importo a 550 euro al mese, ma l’appello a Trieste aveva ribaltato la decisione e le sezioni unite della Cassazione hanno quindi ordinato un nuovo esame della vicenda. 

Nel nuovo procedimento, i giudici di Trieste hanno riconosciuto il diritto all’assegno, ma devono ora verificare se lo squilibrio economico tra le parti sia reale e se la richiedente, 44 anni, abbia ancora bisogno del sostegno dell’ex compagna per vivere dignitosamente.