MILANO - Una residente di un palazzo di via Carducci, in pieno centro a Milano, ha ottenuto ragione dal Tar della Lombardia contro il Comune per la mancata conclusione delle verifiche richieste sulla regolarità edilizia di un complesso residenziale alto oltre 30 metri, in costruzione davanti al suo appartamento.
I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso presentato per “colpevole inerzia” di Palazzo Marino, ordinando all’amministrazione comunale di concludere il procedimento entro 60 giorni.
La donna, sull’onda delle inchieste sull’urbanistica milanese, aveva chiesto al Comune di verificare la possibile abusività dei lavori, avviati sulla base di una Scia, ossia una segnalazione certificata di inizio attività (invece che di un permesso di costruire), modalità al centro di numerosi filoni investigativi.
Secondo il Tar, il ricorso contro “il silenzio comunale sulla richiesta di verifica della legittimità dell’intervento” deve essere accolto.
Nella sentenza si ricostruisce che già nell’estate del 2024 la cittadina aveva chiesto e ottenuto dal Comune la documentazione relativa ai lavori di demolizione e ricostruzione della torre, situata tra via Carducci e via Terraggio, in zona Sant’Ambrogio, intervento che non risulta oggetto di indagini penali.
Dopo aver rilevato, a suo avviso, “molteplici criticità urbanistico-edilizie”, nel luglio scorso aveva presentato un’istanza formale per ottenere una verifica e una risposta sulla regolarità dell’opera.
Il 25 luglio il Comune le aveva comunicato l’avvio delle verifiche sulla legittimità del titolo edilizio, ma il procedimento non è stato concluso nonostante un successivo sollecito del 16 settembre. La difesa di Palazzo Marino ha fatto presente che nel frattempo era stata disposta la sospensione dei lavori fino all’adozione del provvedimento finale, con l’obbligo di messa in sicurezza del cantiere.
Per il Tar, tuttavia, la sospensione non è sufficiente. Gli uffici comunali, hanno stabilito i giudici, devono portare a termine il procedimento attivato dall’istanza della residente e pronunciarsi in modo espresso sulla regolarità o meno dell’intervento edilizio.