MILANO – Il Comune di Milano “non può esercitare la sua autonomia per introdurre deroghe alle leggi dello Stato” e la determina dirigenziale del 2018 che ha consentito l’utilizzo della Scia, l’autocertificazione, in luogo del piano attuativo sarebbe “illegittima” e con “aspetti eversivi”.  

È quanto sostiene la Procura di Milano, in una memoria depositata nel processo sulla Torre Milano, grattacielo di 24 piani in via Stresa. 

Il procedimento vede imputate otto persone tra imprenditori, tecnici e funzionari di Palazzo Marino per abuso edilizio e lottizzazione abusiva. Tra gli imputati figura l’ex dirigente Giovanni Oggioni, firmatario della determina e arrestato nel marzo 2025 in un altro filone d’indagine per corruzione e depistaggio legato al presunto “sistema di speculazione edilizia”. 

Nella memoria la pm Marina Petruzzella richiama la giurisprudenza della Corte costituzionale, della Cassazione e del Consiglio di Stato, sottolineando che “almeno dagli anni ’80” viene affermata in modo costante l’importanza fondamentale della pianificazione urbanistica. Viene indicato come riferimento il decreto ministeriale del 1968 sui limiti inderogabili di densità, altezza, distanze e standard urbanistici. 

Secondo la Procura, l’assenza o lo stravolgimento della pianificazione comporta “rischi di crescita caotica e incontrollata di volumi edilizi”, sottrazione di aree e servizi pubblici ai residenti, problemi igienico-sanitari, danni ambientali e deturpazione del paesaggio.  

La Consulta, si legge nel documento, ha stabilito ripetutamente che tali principi non possono essere superati con leggi derogatorie, “men che meno” con determine dirigenziali che introducano surrettiziamente nuovi titoli edilizi. 

L’effetto, secondo i pm, sarebbe uno sviluppo “incontrollato e disarmonico” di nuove volumetrie al di fuori di una preventiva pianificazione.