MILANO - C’è stata “una profonda innovazione della città”, un “forte volano del ricambio”. Sono stati “sostituiti edifici obsoleti, e non capisco perché ci sia questa fobia delle torri”. Lo ha detto in aula a Milano Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune ed ex vicepresidente della Commissione paesaggio.
Le dichiarazioni sono state rese nel processo che vede imputate altre sette persone, tra imprenditori, tecnici e funzionari di Palazzo Marino, per abuso edilizio e lottizzazione abusiva sul caso della Torre Milano, grattacielo di 24 piani in via Stresa.
Oggioni ha scelto di farsi interrogare, rispondendo alle domande dei suoi legali Francesco Moramarco e Corrado Limentani. L’ex dirigente, arrestato nel marzo 2025 per corruzione e depistaggio in un altro filone d’indagine sul cosiddetto “sistema di speculazione edilizia”, ha rivendicato la correttezza dell’operato degli uffici comunali.
“Ci sono norme da 20 anni mai impugnate che hanno avuto tutti i pareri degli uffici e dal 2012 sono in atto, i miei funzionari hanno rispettato pedissequamente le norme e la Commissione paesaggio si è mossa nel rispetto del regolamento, ma solo ora si dice che è tutto sbagliato”, ha affermato.
Oggioni ha quindi negato qualsiasi coinvolgimento diretto nel procedimento relativo al titolo edilizio della Torre Milano. “Non ho mai avuto un ruolo nel procedimento sul titolo edilizio della Torre” e “non ho mai avuto un ruolo nemmeno nella formazione di quella determina del 2018, l’ho firmata solo per presa visione”, ha dichiarato.
Secondo la pm Marina Petruzzella, invece, con quel documento Oggioni avrebbe “creato un nuovo titolo edilizio”, prevedendo che in casi come quello di via Stresa si potesse utilizzare la Scia, cioè una segnalazione certificata di inizio attività basata su autocertificazione, in luogo dell’obbligo di un piano attuativo.
Nel corso dell’esame non sono mancati momenti di tensione tra l’imputato e la pm. A un certo punto, contestando l’impostazione accusatoria, l’ex dirigente ha affermato, cercando di ridimensionare le accuse a suo carico: “Se arriva un’alluvione e muore della gente allora sì, quello è un penale vero”.