TEHERAN – Il copione sembra quello dell’attacco all’Iraq nel 2003, all’inizio del quale venne diffusa la notizia che Tarek Aziz, il ministro degli Esteri (cristiano) di Saddam Hussein, fosse fuggito. Si sa che in ogni guerra la prima vittima è la verità. Aziz non era fuggito: si consegnerà agli Usa dopo la caduta di Baghdad, per morire in carcere nel 2015. 

E ora, il bombarmento sull’Iran condotto in congiunto da Usa e Israele è stato accompagnato dall’annuncio della morte di Alì Kamenhei, a poche ore dall’inizio degli attacchi che hanno preso di mira varie aree del Paese, a cominciare dalla capitale, in particolare un’area nei pressi del palazzo presidenziale iraniano e un complesso legato alla Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei.

Secondo quanto ha dichiarato un alto funzionario israeliano a Channel 1, televisione dello Stato ebraico, il capo del regime degli ayatollah - 86 anni, al potere dal 1981 - sarebbe morto sotto le bombe.

“Rimarremmo scioccati se Khamenei apparisse in diretta. Secondo la nostra valutazione, non è più tra noi, ma stiamo aspettando una conferma definitiva”, ha detto il funzionario la cui identità non è stata rivelata. Secondo un’altra fonte israeliana a N12, Khamenei “molto probabilmente non è sopravvissuto agli attacchi”.

Teheran smentisce: “Per quanto ne sappia, è ancora vivo”, afferma il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, in un’intervista a Nbc News. Araghchi, aggiunge la tv americana, ha riferito che negli attacchi di Stati Uniti e Israele sono morti “due comandanti”, mentre i più alti esponenti della leadership iraniana sarebbero sopravvissuti. Nbc News precisa di non aver potuto finora verificare indipendentemente le informazioni fornite dal ministro iraniano.

Intanto, l’esercito israeliano dichiara di aver completato “l’ampio attacco” contro i sistemi di difesa iraniani, compreso uno nella zona di Kermanshah, nell’Iran occidentale. Gli attacchi hanno interessato anche la città di Qom situata nell’Iran centrale, a circa 140 chilometri a sud di Teheran, uno dei principali centri religiosi sciiti del Paese e ha un ruolo rilevante anche sul piano politico.

Tra le altre località città colpite figurano anche Karaj (situata a circa 40 chilometri a ovest di Teheran), Isfahan (Iran centrale), Tabriz (Iran nordoccidentale), Kermanshah (situata nell’Iran occidentale, vicino al confine con l’Iraq), lungo un corridoio strategico tra Teheran e Baghdad, la città nordoccidentale di Urmia e Shiraz, quest’ultima situata nel sud-ovest del Paese, capoluogo della provincia di Fars, a circa 900 chilometri da Teheran e relativamente vicina al Golfo Persico.

La vita di ogni singolo manifestante, a cui aveva fatto riferimento Donald Trump nei suoi avvertimenti al regime iraniano durante le proteste delle scorse settimane, non è più così importante. E nemmeno quella delle donne oppresse dal regime, visto che in un raid contro una scuola elementare femminile a Minab (Iran meridionale) sarebbero morte 51 bambine.

Protestano i Paesi del Golfo, contro i quali è partita la reazione dell’Iran, diretta contrp le basi militari statunitensi. L’Arabia Saudita ha confermato che l’Iran ha colpito la capitale Riad e la regione orientale, avvertendo che si riserva il diritto di difendersi, anche attraverso una ritorsione. Contro gli attacchi iraniani nella regione del Golfo Persico è stata emessa anche una nota congiunta di Francia, Gran Bretagna e Germania, che invitano Teheran “a cercare una soluzione negoziata”.

In particolare, il primo ministro britannico Starmer ha confermato in un breve discorso al Paese che il Regno Unito non ha partecipato ai raid, ma ha annunciato che aerei della Raf sono stati schierati in volo nelle ultime ore “nei cieli del Medio Oriente”, in operazioni di difesa di Paesi arabi alleati di Londra. Starmer ha ribadito l’appello condiviso con Francia e Germania contro ogni escalation nella regione.

A Washington si attende di sapere quando Trump parlerà alla Nazione. Secondo un funzionario citato dalla Cnn, i piani degli Usa prevedono una serie di attacchi in Iran, intervallati con delle pause per valutare i danni causati. Attacchi che tuttavia provocano la reazione del Congresso.

Capitol Hill sarebbe stato avvertito all’ultimo momento del Segretario di Stato Rubio. I democratici sulle barricate, parlano di un ‘atto di guerra non autorizzato’. Malumori anche tra i repubblicani, mentre la situation room da cui sono stati diretti i raid americani è stata trasferita dal presidente dalla casa Bianca alla residenza di Mar-a-Lago, in Florida.

Si muovono anche le Nazioni Unite. Il Consiglio di Sicurezza è stato convocato per le 16 di New York, le 22 in Italia, dopo che Russia e Cina hanno chiesto un “incontro urgente”.

Domani si terrà invece una riunione straordinaria dei Rappresentanti Permanenti dei 27 nell’Unione europea. La presidenza di turno cipriota convocherà anche una riunione virtuale del gruppo di lavoro Affari consolari sulla situazione dei cittadini dell’Ue nella regione. In Italia riunione straordinaria del Comitato di analisi strategica antiterrorismo a cui partecipano forze di polizia e servizi di intelligence per fare il punto sulla minaccia interna.