WASHINGTON – Un’azione militare senza precedenti per sferrare il colpo finale agli ayatollah, decapitando la sua guida, anche al prezzo di incendiare tutto il Medio Oriente.Donald Trump, dopo settimane di minacce, dal suo resort di Mar-a-Lago ha rotto gli indugi ribaltando il tavolo dei negoziati sul nucleare e autorizzando l’operazione, con il placet di Benjamin Netanyahu: un attacco coordinato con Israele, scattato alle prime luci dell’alba, che ha scaricato sull’Iran un diluvio di fuoco destinato a far crollare le fondamenta della Repubblica islamica.
Il suo custode, l’86enne ayatollah Ali Khamenei, è rimasto ucciso sotto le bombe che hanno devastato il suo compound, e contemporaneamente sono stati distrutti centinaia di obiettivi dell’apparato missilistico di Teheran. Trump ha confermato su Truth l’uccisione della Guida suprema iraniana. “Khamenei, una delle persone più malvagie della storia, è morto. Questa non è solo giustizia per il popolo iraniano, ma per tutti i grandi americani e per quelle persone di molti Paesi in tutto il mondo che sono state uccise o mutilate da Khamenei e dalla sua banda di sanguinari criminali”, scrive il capo della Casa Bianca.
“Non è stato in grado di evitare i nostri sistemi di intelligence e di tracciamento altamente sofisticati e, lavorando a stretto contatto con Israele, non c’era nulla che lui, o gli altri leader che sono stati uccisi insieme a lui, potessero fare. Questa è la più grande opportunità per il popolo iraniano di riprendersi il proprio Paese”, aggiunge Trump.
Anche la risposta dei Pasdaran però è stata senza precedenti: diverse ondate di raid, sulle basi americane nella regione, ma anche su aree civili in molti Paesi del Golfo, inclusa la Palma di Dubai, l’iconica isola-resort degli Emirati. Nello Stato ebraico, da Tel Aviv a Gerusalemme, i residenti sono rimasti nascosti nei rifugi per gran parte della giornata mentre l’Iron Dome intercettava i proiettili del nemico. La paralisi nell’area appare quasi totale: le Guardie della Rivoluzione hanno annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio nevralgico del traffico marittimo internazionale.
Distruggere i missili e stroncare le ambizioni di arma atomica dell’Iran, ha spiegato Trump dopo l’avvio della “grande operazione” contro la Repubblica islamica, ed evocando anche un obiettivo di più ampio respiro: “la libertà del popolo iraniano”, ossia la caduta degli ayatollah. “Una minaccia esistenziale”, secondo Netanyahu.
Il blitz è scattato intorno alle 7 del mattino, con i caccia dello Stato ebraico ad alzarsi per primi in volo, seguiti da quelli americani, in quello che l’Idf ha definito “il più grande raid nella storia dell’aeronautica militare israeliana”. Un piano operativo elaborato in diversi mesi, con “un obiettivo per ogni pilota”, hanno rivelato fonti della sicurezza.
Gli attacchi congiunti hanno colpito “circa 500 obiettivi” in gran parte del territorio iraniano per neutralizzare i sistemi di difesa, ma soprattutto hanno inflitto il peggior danno possibile all’establishment della teocrazia. A cadere sotto il fuoco americano e israeliano è stato proprio Ali Khamenei. Dopo un’intera giornata di annunci e smentite, le foto del corpo senza vita dell’ayatollah sono state mostrate a Netanyahu e Trump.
Mentre media indipendenti riferivano di applausi dalle finestre delle case di Teheran, per celebrare la fine del simbolo di un regime oppressivo, che ha fatto precipitare il Paese al collasso economico. Tra le vittime dei raid anche il genero, la nuora e un consigliere del leader, oltre al comandante dei Pasdaran Mohammad Pakpour e il ministro della Difesa Aziz Nasirzade.
Gli attacchi, secondo la Croce Rossa internazionale, avrebbero provocato almeno 200 morti e centinaia di feriti in tutto il Paese. Le autorità di Teheran hanno denunciato un bombardamento israeliano contro una scuola elementare a Minab che avrebbe provocato una strage: almeno 85 le vittime. Nella zona si trova una sede dei Pasdaran.
“L’aggressione americano-sionista”, così definita dalle Guardie Rivoluzionarie, ha prodotto come rappresaglia l’avvio dell’operazione “Truth Promise 4”. Il quartier generale della Quinta Flotta della Marina Usa in Bahrein è stato attaccato con missili e droni, e anche le basi in Qatar e negli Emirati. Sono stati registrati danni ma non vittime, perché tutti i militari (incluso i soldati italiani) si trovavano nei bunker.
Per la prima volta sono rimasti coinvolti anche la maggior parte delle monarchie sunnite del Golfo. Le esplosioni dei missili iraniani hanno scosso Riad, Abu Dhabi, Doha, Dubai, Manama e il Kuwait, con le difese antiaeree chiamate agli straordinari. Edifici residenziali sono stati colpiti nella capitale del Bahrain, mentre negli Emirati si è registrato almeno un morto.
Nei minuti successivi alla notizia della morte di Khamenei, il capo del consiglio di difesa Ali Larijani, uno degli ultimi alti quadri iraniani rimasti in circolazione, ha assicurato che Usa e Israele riceveranno una “lezione indimenticabile”.