WASHINGTON - Mentre il presidente statunitense Donald Trump preme per una chiusura rapida del conflitto, l’alleato israeliano sembra intenzionato a proseguire fino al raggiungimento di obiettivi massimalisti, inclusa la caduta del regime.
In un’intervista telefonica rilasciata ad Axios, Donald Trump ha dichiarato che il conflitto volgerà al termine in tempi brevi. “Non è rimasto praticamente niente da colpire”, ha affermato il capo della Casa Bianca, aggiungendo che la decisione sulla parola fine spetta solo a lui: “Quando deciderò che deve finire, finirà”.
Trump ha rivendicato il successo dell’operazione, definendola “molto in anticipo rispetto al programma” e capace di causare danni superiori alle aspettative già nelle prime sei settimane.
Tuttavia, la sua posizione si scontra con quella di Tel Aviv: il ministro della Difesa israeliano Israel Katz, dopo un vertice con il capo di Stato Maggiore Eyal Zamir, ha chiarito che l’operazione “continuerà senza limiti di tempo” fino al totale smantellamento delle minacce.
Secondo il Wall Street Journal, tra Casa Bianca e governo Netanyahu sta emergendo una frattura tattica. Trump punta a un’uscita rapida alle sue condizioni, dopo aver “annientato” le capacità militari del regime. Lunedì, gli Stati Uniti hanno espresso disappunto per i raid israeliani alle infrastrutture energetiche, intimando a Israele di non colpire obiettivi petroliferi senza previa approvazione.
Dall’altra parte, il governo israeliano continua a colpire alti funzionari e strutture industriali nel tentativo di provocare un collasso interno della Repubblica Islamica. “La nostra aspirazione è permettere al popolo iraniano di liberarsi dal giogo della tirannia”, ha ribadito Netanyahu.
Sul campo, la resistenza iraniana rivendica colpi significativi contro le installazioni Usa, i Guardiani della Rivoluzione (Pasdaran), infatti, hanno dichiarato di aver centrato infrastrutture chiave. In Bahrein è stato colpito il centro nevralgico della Quinta Flotta nel porto di Mina Salman tramite droni e missili. Mentre in Kuwait, sono state segnalate pesanti perdite a Camp Patriot, nelle basi navali di Mohammed Al-Ahmad e Ali Al-Salem, e a Camp Buehring. Secondo i media iraniani, sono stati distrutti hangar e alloggi per le truppe.